COLTIVAZIONE DEL POMODORO DA INDUSTRIA: L’ESEMPIO DELL’AZIENDA MONTESISSA

Il nucleo aziendale centrale si trova a  Carpaneto, ma la produzione viene suddivisa, in base ad una scelta aziendale ben precisa, su diversi corpi, alcuni – quelli storici – in provincia di Piacenza e altri nel basso lodigiano, tra Castelnuovo Bocca d’Adda e Fombio.
<La produzione è suddivisa per il 50% in Emilia Romagna e per il 50% in Lombardia. In questo modo – spiega – riusciamo a gestire meglio la campagna, puntando su terreni, che si caratterizzano per buone dotazioni idriche. Certo la logistica di un’azienda come la mia – che dal punto di vista formale è un vero gruppo, articolato in realtà diverse dall’azienda individuale, fino alla società Tomatos 4.0 alla quale partecipano anche i collaboratori – è piuttosto complessa e richiede molta attenzione specifica>.
Ovviamente una realtà così complessa deve essere supportata da capacità gestionali non indifferenti: Montesissa ha saputo costruire un gruppo di lavoro costituito da 4 giovani, ai quali durante la campagna si aggiungono i lavoratori stagionali, che operano con grande precisione ed autonomia, secondo una suddivisione ben definita delle responsabilità.
L’agricoltore piacentino, che ha molta esperienza, avendo cominciato a seguire l’attività agricola in famiglia fin da bambino, non rinuncia ad un commento su questa campagna che <a causa – spiega – delle condizioni climatiche che si sono verificate – temperature basse in primavera e abbondanti piogge – potrebbe caratterizzarsi per problematiche di maturazione troppo concentrata, esattamente come accaduto lo scorso anno>.
Le aziende Montesissa conferiscono il proprio prodotto a sei stabilimenti diversi tra Piacenza, Parma e Lodi: una scelta ancora improntata sulla differenziazione che però richiede una gestione molto attenta: <durante la campagna – continua l’imprenditore – già all’alba vanno pianificate le consegne – un’attività di grande responsabilità, alla quale si dedica personalmente mia moglie, Elena – e non ci si può permettere di sbagliare. In questa fase è infatti definito il progetto di tracciabilità del prodotto che caratterizza in modo specifico il nostro processo produttivo>.
Alla base di una realtà così differenziata stanno le performanti dotazioni tecnologiche, che sono protagoniste in ogni fase: dalla scelta varietale, al trapianto, fino a tutte le operazioni colturali, alla difesa, alla raccolta e ovviamente alla gestione.
<La complessità delle tecnologie che utilizziamo, la velocità con cui dobbiamo prendere le decisioni e anche – e questo è fondamentale per la mia azienda – la logistica richiedono di poter contare su partner affidabili, capaci di rispondere in tempo reale alle nostre esigenze, che sono spesso imprevedibili. In questa scia si inserisce la collaborazione, ormai molto rodata con il Consorzio agrario Terrepadane, con il quale abbiamo testato l’automazione 4.0 nella fertirrigazione>.
<Con questi sistemi – spiega Davide Devoti, tecnico agronomico del Consorzio che segue l’azienda – è possibile comandare l’accensione delle pompe di irrigazione, motopompe, pompe elettriche, aprire e chiudere idrovalvole, leggere i dati dei sensori. Inoltre è possibile monitorare le portate di irrigazione e fertirrigazione, ma anche addirittura integrare il sistema con una rete di capannine meteo>. In pratica in questo modo si può risparmiare tempo, ma anche ottenere dati accurati e sistematici a supporto della gestione agronomica della coltura: il tutto nell’ottica di ridurre l’impatto ambientale e contribuire al contenimento dei costi di produzione.

TERREPADANE: CONTINUA L’INNOVAZIONE TECNICA NEI CEREALI

Si è svolto nei giorni scorsi l’ormai tradizionale appuntamento di Terrepadane riservato alla vetrina varietale dei cereali a paglia.
Anche quest’anno la vetrina è stata realizzata in collaborazione con Basf presso l’azienda F.lli Cremonesi a Soarza di Villanova d’Arda PC.

PIU’ DI 1 SECOLO DA PROTAGONISTA PER IL CONSORZIO AGRARIO PIACENTINO

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NELL’ANNO DEL COVID TERREPADANE PREMIA I SOCI

<Il 2020 – spiega il presidente Marco Crotti – è stato un anno difficile, forse il più duro dagli anni del dopoguerra sia per la pandemia che per l’attacco informatico subito da Terrepadane lo scorso ottobre. Nonostante ciò, però, il Consorzio è riuscito a non fermarsi e soprattutto a contribuire in modo importante a permettere che le aziende agricole dei nostri Soci potessero continuare a lavorare. Grazie alle scelte strategiche del Consiglio, ad un’organizzazione meticolosa e rodata negli anni, ad un management attento e scrupoloso e – soprattutto – all’impegno e alla responsabilità dei dipendenti, possiamo dire di aver centrato l’obiettivo. I dati di bilancio 2020 sono positivi, in controtendenza nello scenario economico del Paese e ci consentono di affermare – non senza orgoglio – il primato del settore primario, che dimostra ancora una volta di saper veramente guidare il Paese anche e soprattutto nei momenti più bui>.
Crotti spiega anche che <anche se complessivamente il comparto agricolo risulta essere tra quelli che hanno sofferto meno dei riscontri economici della pandemia, le aziende agricole dei nostri Soci in molti casi non hanno potuto solcare senza scossoni il periglioso guado dell’emergenza sanitaria; per questo abbiamo preso la decisione di sostenere i bilanci con un’iniezione di liquidità. In pratica, anziché ridistribuire i ristorni sotto forma di azioni del Consorzio – come abbiamo fatto dal 2013 al 2019, distribuendo 47mila azioni per un valore di oltre 1 milione 200 mila euro – quest’anno le assegnazioni saranno economiche e consteranno in oltre 350mila euro (oltre 1 milione 500 mila euro in totale distribuiti ai Soci dal 2013 al 2020)>.
La strategia messa in atto dal Consiglio ha anche riguardato il miglioramento della solidità patrimoniale del Consorzio: <Siccome riteniamo – dice ancora il presidente – che il patrimonio sia alla base della stabilità della cooperativa, abbiamo lavorato per migliorarlo. Tanto che negli ultimi 10 anni il valore del patrimonio del Consorzio è raddoppiato, fino a oltre 17milioni di euro>.
L’anno che si è chiuso ha visto note positive anche sul fronte degli aspetti finanziari, come rileva direttamente Luca Bazzini, Direttore Amministrativo di Terrepadane: <È importante sottolineare che nel corso del 2020 gli istituti bancari – in particolare la banca locale – hanno affiancato efficacemente l’operatività di Terrepadane e, coerentemente agli indicatori di solidità evidenziati nei bilanci approvati, hanno assicurato risorse adeguate agli investimenti produttivi e al ruolo attivo che la cooperativa svolge sul territorio in supporto alle esigenze finanziarie delle aziende agricole. Inoltre, è da evidenziare – aggiunge – che la gestione positiva ha consentito la riduzione dei debiti verso il sistema bancario di circa 3 milioni di Euro grazie al pagamento programmato dei finanziamenti effettuati per gli investimenti produttivi.  Non di meno, abbiamo avuto conferma di un ottimo livello di gradimento da parte dei Soci verso le nostre convenzioni, che consentono di ottimizzare i flussi finanziarie in funzione degli andamenti delle campagne agrarie.
Risultati importanti, ottenuti grazie alla competenza e all’impegno del nostro ufficio di credit management, che mette a disposizione tutte le competenze che possono servire alle domande finanziarie dei nostri clienti>.

Dai campi alla formazione, passando per la tecnologia. Tanti settori Terrepadane con il segno ‘più’ nel 2020

Sono dati lusinghieri, quelli evidenziati dal direttore generale del Consorzio Terrepadane, Dante Pattini. Dati che sostengono un bilancio che presenta un sostanzioso segno più anche nell’ “annus horribilis” dell’economia italiana.
<Già a fine aprile 2020 – dice Pattini, chiaramente soddisfatto – il comparto agronomico aveva fatto registrare un forte aumento di fatturato, trend che si è mantenuto tale per tutta l’annata. In particolare il settore Fertirrigazione ha steso 80 milioni di metri di manichetta e l’obiettivo è quello di raggiungere i 100 milioni nel 2021; questo risultato evidenzia l’attenzione per la gestione intelligente dell’apporto idrico alle colture. Nella stessa direzione della sostenibilità si pone anche la produzione dei concimi liquidi e fogliari nella fabbrica Multiliquid di Fiorenzuola d’Arda (struttura andata a pieno regime nel 2020) con i fertilizzanti della linea Nutrielle, prodotti innovativi con formulazioni ad azione fisio-nutrizionale, destinati ad uso fogliare e studiati sia per l’agricoltura convenzionale che biologica>.
Il 2020 è stato un anno importante per la meccanizzazione agricola che, con il record di vendite nella provincia di Piacenza (circa 1 trattore su 3), ha consolidato la sua posizione: <questo risultato – continua il direttore – è figlio della fiducia da parte degli agricoltori verso i marchi distribuiti dal Consorzio, ovvero New Holland e Case IH, ma anche delle agevolazioni messe a disposizione dalla legge>.
Crescita di oltre il 10% anche per il settore mangimi che, con tutte le linee messe a punto da Terrepadane in questi anni (tra cui Stelvio e Tonale TP), rappresenta un’offerta completa che soddisfa le esigenze di tutti gli allevatori.
Risultato degno di nota anche quello relativo al ritiro dei cereali sia convenzionali che bio: un dato che testimonia come i contratti di coltivazione siano uno strumento fondamentale per indirizzare l’azienda agricola con protocolli agronomici appositamente messi a punto, offrendo al tempo stesso una remunerazione sicura agli agricoltori e valorizzare le loro produzioni.
Tra i settori che hanno contribuito alla crescita di Terrepadane nel 2020 da ricordare quello dei carbolubrificanti che ha segnato un aumento di volume di gasolio per uso agricolo di 3,5 milioni di litri rispetto all’anno precedente.
Sul fronte delle assicurazioni in agricoltura, Capsa, società controllata al 100% da Terrepadane, ha raggiunto circa 47 milioni di euro di valore assicurato per quanto riguarda la polizza grandine con una crescita importante rispetto al 2019.
Soddisfazioni anche dall’attività del Centro di formazione Tadini, il cui Consiglio è controllato al 51% dal Consorzio: il centro – che presenterà il suo bilancio a breve – si conferma come punto di riferimento per la formazione specialistica in provincia e in regione, ma offre anche qualificati servizi formativi a tutto il territorio – particolarmente ai giovani – proponendo percorsi d’avanguardia sia nell’ambito della formazione finanziata che di quella a mercato e favorendo l’inserimento nel mondo del lavoro.

TECNOLOGIE INNOVATIVE DALLA VIGNA ALLA VENDITA CON L’AIUTO DI TERREPADANE

<Abbiamo stretto – spiega Mauro Schippa di Terrepadane – una collaborazione con l’agronomo Giovanni Bigot e la sua società Perleuve con l’obiettivo di sperimentare in provincia di Piacenza questa App – 4Grapes® – che permette anche di calcolare l’indice Bigot, un metodo di valutazione brevettato, che offre la misura del potenziale qualitativo di un vigneto, prendendo in considerazione 9 parametri viticoli, che hanno influenza diretta sulla qualità del vino. Intendiamo sperimentare con i nostri tecnici presso l’azienda Rossi Terre di Cuccagna questa tecnologia, con la prospettiva di allargarla a tutte le aziende che seguiamo>.
E’ Giovanni Bigot in persona a spiegare le fondamenta tecnico-scientifiche su cui si basa l’indice che ha messo a punto con il prezioso contributo scientifico ed operativo del Prof. Stefano Poni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza: <Vengono – chiarisce – considerati 9 parametri: produzione, superficie fogliare esposta (SFE), rapporto tra metri quadri di foglie e quantità di uva per ceppo, sanità delle uve, tipo di grappolo, stato idrico della pianta, vigore vegetativo, biodiversità e microrganismi, età del vigneto. Grazie all’esame di questi fattori viene preso in considerazione il vigneto nel suo insieme, come un organismo vivente che si adatta all’ambiente in cui cresce, che risente delle stagioni (e dei cambiamenti climatici) e porta a maturazione grandi uve solo nella combinazione ottimale. L’obiettivo dell’Indice Bigot è offrire un metodo oggettivo per la valutazione sintetica del potenziale qualitativo di un vigneto, mettendo al centro il vigneto e promuovendo una modalità di rilievi e valutazioni basate sul lavoro umano e non su quello di un dispositivo (ad esempio drone)>.
Bigot spiega anche che la partnership con Terrepadane è nata da alcuni mesi e si tratta della prima volta che un’organizzazione punta ad introdurre l’utilizzo della App da parte dei suoi tecnici.
Ovviamente molto soddisfatto, Corrado Rossi, titolare dell’azienda Rossi Terre di Cuccagna: il viticoltore – che è molto interessato alla tecnologia e ha conseguito la laurea triennale presso la Cattolica – crede che proprio in questa direzione indirizzata alla sostenibilità e quindi necessariamente all’innovazione, stia il futuro del comparto: <la mia azienda, che è alla quinta generazione di viticoltori – 16,5 ettari in cui vengono prodotte le classiche Doc del nostro territorio – è un’azienda storica dei colli piacentini e collabora da anni con Terrepadane perché offre, tra le altre cose, molte opportunità di innovazione. Noi, infatti ci siamo affidati da sempre al supporto tecnologico sia in vigna, che per la vendita diretta che si basa, oggi, anche sullo shop on line, molto utile in questo periodo di pandemia>.
Rossi chiarisce anche che, siccome la qualità del vino si costruisce in vigna, siano sempre più necessari strumenti di valutazione, soprattutto per fronteggiare le nuove situazioni imposte dal cambiamento climatico, che rischia di mettere in crisi i criteri tradizionali.

 

TERREPADANE, LA CASA DEGLI AGRICOLTORI PIACENTINI

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AZIENDA SFOLCINI: LA SOLIDITA’ DELL’ESPERIENZA

Sono conosciuti così i fratelli Attilio e Gian Maria Sfolcini, che gestiscono con concretezza e capacità imprenditoriale, nella migliore tradizione piacentina, l’azienda – tra Gragnano e Rottofreno a sinistra e destra del Trebbia – ad indirizzo spiccatamente orticolo, che non disdegna però di spingersi su nuove esperienze, come ad esempio, recentemente, la coltivazione della bietola da seme.
<Coltiviamo – spiega Attilio Sfolcini – circa 260 ettari a pomodoro da industria, utilizzando tutte le tecnologie che ci permettono di produrre in modo sostenibile. Inoltre produciamo leguminose, come pisello e fagiolo di cui una quota significativa viene conferita al Consorzio Casalasco del Pomodoro, chiudendo così la filiera nella prestigiosa tradizione di cooperazione che ha caratterizzato da sempre la nostra Terra.
Tra gli impegni che ci assumiamo in questa direzione, uno particolare è rivolto a promuovere condotte intelligenti riguardo all’uso della risorsa idrica. In questa ottica abbiamo da anni scelto di lavorare con l’irrigazione a goccia, grazie alla quale riusciamo a razionalizzare l’utilizzo dell’acqua>.
Proprio la gestione della risorsa idrica in questi giorni sta tornando più che mai sotto i riflettori, sia perché le condizioni climatiche potrebbero ancora una volta portarci ad affrontare condizioni di siccità, sia perché la Giornata Mondiale dell’Acqua celebrata in tutto il mondo pochi giorni fa a riportato alla ribalta le grandi problematiche mondiali legate proprio ai cambiamenti climatici.
Attilio Sfolcini, che da anni fa parte anche del consiglio del Consorzio di Bonifica, ha le idee chiare in proposito: <Per affrontare il cambiamento climatico – spiega – sono di grande aiuto il supporto tecnologico e l’assistenza tecnica, così come gli strumenti assicurativi, diventati ormai veri e propri “attrezzi” del mestiere>.
Per questo è fondamentale poter contare su una struttura come il Consorzio Terrepadane, alla quale l’azienda si rivolge da sempre a 360 gradi.
<L’azienda di Attilio e Gian Maria è una realtà che coltiva i prodotti tipici del territorio ovvero pomodoro da industria e frumento aderendo alla filiera del grano duro e conferendo al centro di stoccaggio di Rottofreno; questa azienda sposa esperienza e tradizione – spiega il tecnico agronomico di Terrepadane Francesca Ravazzola – ma senza perdere di vista le innovazioni e le nuove tecnologie che comunque rivestono un ruolo molto importante. A tal proposito infatti, per una nutrizione sostenibile, vengono utilizzati i nostri nuovi formulati liquidi prodotti dalla fabbrica Multiliquid di Fiorenzuola d’Arda>.
Proprio nell’ottica di mantenere una rotazione agraria corretta e riguardosa dell’equilibrio del terreno, l’azienda Sfolcini – che oltre alle orticole produce appunto anche grano duro – ha deciso di avvicinarsi da qualche anno alla coltivazione di alcune colture da seme. <Si tratta – spiega l’agricoltore – di un’esigenza, perché soprattutto per le aziende non zootecniche, le possibilità sono ormai veramente limitate>.
<Sono praticamente nato nel Consorzio Agrario portando avanti la passione e il lavoro di mio padre – afferma Mauro Penna, Agente di vendita di Terrepadane – e le relazioni con le aziende del territorio tra le quali quella di Attilio e Gian Maria. Tra di noi non si parla solo di lavoro, ma esiste un vero e proprio legame di amicizia e di collaborazione. Sono orgoglioso di essere un punto di riferimento per questa realtà così come di molte altre perché la fiducia del cliente è la più grande soddisfazione>.

 

DISERBO INTELLIGENTE? SI’ GRAZIE

Protagonista dell’evento, AGRICO storica azienda Bolognese fondata nel 1977 impegnata nell’importazione di alcuni regolatori di crescita impiegati per il tabacco, che è stata recentemente acquisita da investitori Italiani e stranieri ex manager di società multinazionali del settore Crop Protection.
Questi imprenditori dopo attente analisi di mercato hanno deciso di utilizzare la società come “piattaforma” per lo sviluppo di alcune iniziative con l’obiettivo di mettere in condizione l’agricoltura Italiana e non solo, di poter difendere le colture agrarie da avversità fitopatologiche con l’uso di prodotti e di tecnologie avanzate.
Proprio in questa ottica è stata sviluppata una collaborazione con il Consorzio Agrario Terrepadane, che ha consentito di mettere in campo la dimostrazione.
<Questo apparato, o robot come amiamo definirlo, denominato “ARA” – sostiene Sergio Togni, uno dei titolari di Agrico – è stato ideato e realizzato dalla società Svizzera ECOROBOTIX, di cui AGRICO è concessionaria. Questa barra irroratrice intelligente ha la capacità di riconoscere le infestanti dalla coltura e quindi decidere cosa trattare, ovvero se trattare solo la coltura in caso di fungicidi o insetticidi oppure solo le infestanti in caso di erbicidi. L’aspetto davvero interessante è che si può risparmiare fino al 90% di erbicida in base alla quantità di infestanti presente>.
Questo strumento rappresenta sicuramente la rivoluzione che stiamo vivendo in agricoltura e che avrà i suoi effetti nel breve periodo; infatti queste tecnologie sono già presenti sul mercato in molti paesi.
<Per la dimostrazione in anteprima – spiega Riccardo Barsantini, Direttore Commerciale di Agrico – abbiamo scelto Terrepadane perché è una realtà che investe molto nell’innovazione e a noi piace collaborare con chi ha a cuore il futuro dell’agricoltura in un’ottica di sostenibilità ambientale senza perdere di vista la massimizzazione delle produzioni>.
La macchina è stata provata presso l’Azienda Onesti di Fiorenzuola d’Arda, alla quale va il ringraziamento di Terrepadane per voce di Antonino Passalacqua, Direttore Operazioni di Terrepadane: <E’ nel DNA del Consorzio introdurre nuove tecnologie e in particolare questa macchina incontra l’esigenza di ridurre l’apporto di antiparassitari, utilizzandoli solo laddove è strettamente necessario in linea con il rispetto dell’ambiente e della produzione sostenibile. Siamo veramente soddisfatti di avere potuto organizzare questa prova, grazie alla preziosa disponibilità dell’azienda Onesti e del nostro centro macchine>.
Molto interessanti anche le prospettive, poiché sono allo studio molte altre implementazioni di queste tecnologie, che potrebbero sfociare con l’omologazione di droni terrestri, a motore elettrico, semoventi e autonomi. In questa ottica, si inseriscono anche le considerazioni del Direttore Generale di Terrepadane Dante Pattini: <L’impatto regolatorio che sta riducendo la disponibilità di molti principi attivi spingerà sempre di più verso l’uso di prodotti low risk, integrati con prodotti della chimica tradizionale e sistemi di distribuzione con modalità tali da permettere la salvaguardia dell’ambiente naturale e dell’uomo. Il tutto assicurando contemporaneamente anche la sostenibilità economica, attraverso una forte riduzione dei quantitativi richiesti per unità di superficie>.

FRATELLI RONDA E POMODORO DA INDUSTRIA: STORIA DI UN GRANDE AMORE

<Nella nostra azienda – spiega Filippo Ronda – coltiviamo pomodoro da industria da decenni. Da sempre crediamo nella sostenibilità della produzione integrata con i suoi disciplinari, che impongono regole molto precise e garantiscono condizioni di coltivazione non poi così lontane dal regime biologico. Del resto, – ci tiene a precisare l’agricoltore – rispettare il territorio e avere cura dell’ambiente, non può non essere una nostra preoccupazione, visto che si tratta dei nostri fattori di produzione>.
I fratelli Ronda conoscono la coltura del pomodoro da industria fin da bambini e hanno assistito in prima persona ai notevoli cambiamenti, che hanno caratterizzato il comparto: <Ho ben chiari – continua Ronda – i ricordi di tempi che sembrano oggi lontanissimi, quando il pomodoro si seminava, la zappatura lungo la fila veniva effettuata a mano, come a mano procedeva la raccolta. Il percorso è stato lungo e complesso e ha coinvolto tutta la filiera: grande alleata degli agricoltori è stata la tecnologia e l’assistenza tecnica>.
Voci fondamentali per le quali l’azienda Ronda si affida da sempre completamente al Consorzio Agrario Terrepadane: <Ero un bambino – ricorda l’agricoltore con il sorriso sulle labbra – quando accompagnavo mio padre all’agenzia di Ronco, dove trovavamo Gianpiero Romani con suo papà! Oggi – quasi 50 anni dopo – sono i tecnici del Consorzio a seguirci sul fronte agronomico e dei servizi con il Quaderno di Campagna, ma anche a fornirci le preziose tecnologie, dai trattori a quelle che ormai da anni utilizziamo per l’irrigazione, insomma un vero e proprio punto di riferimento per noi e per il nostro territorio>.
<Si può dire che Filippo mi ha visto nascere> – afferma Matteo Maschi, Agente di Vendita di Terrepadane che insieme a Romani segue l’azienda. <Non esiste il rapporto fornitore-cliente con questa azienda – continua Maschi – ma una consolidata amicizia che dura da anni permettendoci anche di condividere scelte e decisioni strategiche per massimizzare le produzioni aziendali coniugando tradizione e innovazione>.
Proprio riguardo l’innovazione, questa azienda è stata una delle prime a mettere in pratica tecniche virtuose grazie all’impiego della fertirrigazione controllata via satellite con Manna, la soluzione intelligente proposta da Terrepadane che contribuisce ad una gestione sostenibile dell’acqua. Matteo Scaglioni – Responsabile Water Management di Terrepadane a proposito di Manna sottolinea che <un’importante novità del 2021 sarà la disponibilità di immagini giornaliere di miglior risoluzione garantite anche in caso di nubi o, più in generale, in assenza di luce>.
Queste nuove tecnologie permettono di produrre molto e bene, fronteggiando in un’ottica di sostenibilità, le grandi sfide della globalizzazione dei mercati – con le sue spietate dinamiche di prezzo che impongono un rigidissimo controllo dei costi – e del cambiamento climatico.
<Anche gli aspetti fitosanitari – continua Ronda – oggi richiedono una gestione diversificata e complessa: si pensi al problema del ragnetto rosso, che ci ha creato non poche difficoltà negli ultimi anni e per il quale abbiamo dovuto chiamare a raccolta tutte le competenze, facendoci sostenere anche da chi ci segue, per incrociare le soluzioni agronomiche con i trattamenti, sempre nel massimo rispetto dell’ambiente>.
Tanti dunque, gli aspetti che l’agricoltore di oggi non può trascurare, in una professione che diventa sempre più complessa e che richiede competenze sempre più articolate.

VOCI E VOLTI DI TERREPADANE