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Piralide del mais: da Terrepadane le strategie di difesa

<Come è noto, – spiega Paolo Conti, Area Manager di Terrepadane – il ciclo biologico dell’insetto si caratterizza per due – a volte anche tre – generazioni, ma è la seconda quella più nefasta, è pertanto questa la fase in cui è fondamentale intervenire>.
Infatti, spiega l’esperto, le larve di seconda generazione scavano delle vere e proprie gallerie nei culmi del mais e così facendo portano all’indebolimento ed allo stroncamento della pianta, con inevitabili e notevolissime perdite produttive; con la rosura delle cariossidi inducono inoltre un preoccupante danno qualitativo alla spiga. Va sottolineato come lo stress fisiologico subito dalla pianta predisponga il mais all’insediamento di alcuni patogeni fungini, soprattutto quando si generino situazioni climatiche ad essi favorevoli: tra questi è certamente temibile il genere Fusarium, favorito da annate umide e piovose, che è fonte di pericolose micotossine quali le Fumonisine ed il DON; mentre in condizioni di alte temperature e siccità il mais colpito dalla piralide è certamente più predisposto all’attacco dell’Aspergillus, che porterà  ad un elevato livello di aflatossine, le micotossine più problematiche nella gestione dell’alimentazione degli allevamenti di vacche da latte.
<In questo quadro – continua Conti – si capisce quanto sia utile abbinare al trattamento insetticida contro la piralide anche un prodotto ad azione fungicida, in modo da contenere lo sviluppo dei funghi sopracitati e rendere l’ibrido più resiliente. Trovo opportuno ricordare che quest’anno c’è molto più mais di seconda epoca in successione ai cereali a paglia ed ai miscugli destinati a trinciato: le maggiori superfici coinvolte impongono quindi massima attenzione al controllo della piralide in quanto è evidente e risaputa la maggior suscettibilità della coltura che viene seminata a fine maggio/giugno.
Fortunatamente il mais si presenta molto bene, la campagna mostra un notevole potenziale produttivo – la pioggia è stata copiosa e abbiamo a disposizione l’acqua per irrigare – e quindi ha davvero senso, anzi è auspicabile, investire risorse verso trattamenti antipiralide, anche perché nelle nostre zone il trinciato di mais costituisce la base foraggera più importante per l’alimentazione della bovina da latte, nonché per i sempre più diffusi impianti di biogas: il mais è infatti diventato, a pieno diritto, il cardine delle nostre filiere agroalimentari ed agroenergetiche>

I prodotti

I formulati proposti dalle Società agrochimiche per contrastare la piralide sono sostanzialmente caratterizzati dall’associazione di due molecole a diverso meccanismo d’azione.
<Un principio attivo – spiega Conti – è particolarmente indicato ed efficace da quando avvengono le prime ovideposizioni, situate sulla pagina inferiore delle foglie intorno alla spiga e sul culmo: controlla infatti molto bene le larve appena schiuse. La seconda molecola invece, (uno dei classici e consolidati piretroidi) agisce contro le larve più mature; va ricordato che con questa seconda molecola andiamo ad agire anche sugli eventuali adulti di diabrotica, così da limitare la popolazione delle femmine che andranno a deporre nel terreno le uova svernanti, otteniamo quindi una rassicurante e completa difesa fino alla raccolta>.
L’esperto sottolinea l’importanza delle corrette tempistiche e modalità applicative: ossia non solo in funzione della fase fenologica del mais, ma anche e soprattutto sulla base di un attento monitoraggio del volo degli adulti, che permetta di mettere a punto un modello previsionale sulla base del quale individuare il momento più adatto per l’intervento. Inoltre, attraverso la tecnologia di distribuzione – ossia le irroratrici semoventi, i cosiddetti trampoli – si riesce a calibrare la quantità di acqua necessaria a bagnare uniformemente la massa fogliare e diventa possibile e vantaggioso unire ai fitofarmaci uno specifico concime liquido, meglio se biostimolante. Non solo: è indicatissimo anche aggiungere un prodotto correttore del pH ad azione acidificante in quanto la durezza dell’acqua delle nostre terre interferisce negativamente sulla buona efficacia del trattamento.

 

Fonte: Libertà

Semine primaverili: i primi riscontri dalla campagna

Rispetto a questo primo bilancio, è molto interessante la lettura che il Consorzio agrario Terrepadane può ricavare, analizzando dal suo osservatorio privilegiato ciò che avviene nel mercato delle sementi.
Con un fatturato di 16 milioni di euro – bilancio 2021 – il settore Sementi di Terrepadane, ha performato bene anche negli ultimi mesi, evidenziando una prospettiva di crescita che probabilmente verrà messa in luce nel bilancio 2022 di prossima pubblicazione.

Il 2022 a causa degli eventi climatici che hanno condizionato le produzioni, non è stato un anno favorevole per le coltivazioni: basse temperature primaverili, eccezionali ondate di caldo nel periodo estivo, pressoché totale assenza di precipitazioni e un clima caldo asciutto protratto per gran parte dell’anno in tutto il nostro territorio.

<Indubbiamente – spiega Gionata Russo, responsabile del settore Sementi di Terrepadane – assisteremo ad un calo della superficie complessiva investita a mais, con una diminuzione che presumibilmente si attesterà intorno al 25-30% ma dovremo attendere le ultime semine in corso per avere un quadro più accurato. Questo calo è generato in parte da un sostanziale aumento delle superfici seminate a cereali e a miscugli da erbaio a composizione prevalentemente di cereali, a un incremento della soia di primo raccolto e da un lieve aumento della superficie destinata a girasole.
Il dato che emerge è quello di una tendenza degli agricoltori a preferire mais a ciclo più precoce. Infatti, riducendo il ciclo e ottenendo una fioritura anticipata, si cerca di gestire al meglio lo stress idrico estivo del periodo più caldo: negli ultimi anni gli ibridi precoci hanno sensibilmente ridotto la differenza produttiva rispetto alle varietà a ciclo più lungo.
È opportuno ricordare che per il futuro la strada da seguire sarà quella di sostituire i sistemi di irrigazione più tradizionali come lo scorrimento e i sistemi a pioggia, con tecnologie basate sulla microirrigazione che favoriscono l’efficienza irrigua.
Sul tema delle seconde semine permane ancora parecchia indecisione: si parla molto di sorgo da trinciato e da foraggio, di soia, ma solo l’andamento climatico delle prossime settimane potrà offrire indicazioni più certe agli agricoltori>.

 

Fonte: Libertà

 

PROSPETTIVE INTERESSANTI CON I CONTRATTI MAIS

Sul futuro della coltura pesano infatti le incertezze collegate all’andamento climatico e alla grande siccità: per fortuna però da parte del Consorzio Terrepadane arrivano proposte interessanti, sia con i contratti di coltivazione, che con il quinto bando Contributi di filiera, attuato nell’ambito del Piano di Ripresa e resilienza potrebbe portare un po’ di respiro.
<In questo quadro – spiega Marco Cappelli, responsabile cereali del Consorzio Terrepadane – si inserisce il nostro progetto mais PNRR, che prevede per i maiscoltori un impegno di conferimento a Terrepadane con il coinvolgimento di 46 aziende agricole e una spesa prevista di 20 milioni di euro, per 3mila ettari e 30mila tonnellate conferite>.
Oltre a questo progetto, Terrepadane ripropone anche per la campagna alle porte i contratti di coltivazione che costituiscono ormai una consolidata e prestigiosa tradizione per il nostro territorio. Attraverso questi contratti, infatti, agli agricoltori viene offerta la possibilità di poter contare su una marginalità certa e pienamente soddisfacente, con un piano di pagamenti definito. Per contro, il prodotto deve essere gestito secondo un disciplinare produttivo, che garantisce qualità, ma anche sostenibilità e gestione intelligente dei fattori di produzione.
Nello specifico – continua Cappelli – per la campagna mais 2023, i contratti di conferimento sono 3: il contratto mais alta qualità Terrepadane, il contratto mais bianco Terrepadane e il contratto di filiera mais premium.
<Tutti i contratti – spiega ancora l’agronomo – prevedono il rispetto di un disciplinare specifico con requisiti minimi, anche per quanto riguarda le aflatossine. Anzi, il contratto alta qualità ha anche inserito nel disciplinare Terrepadane che i produttori devono seguire, l’utilizzo di Af-X1, l’innovativa soluzione per ridurre il contenuto di aflatossine nel mais ed evitare le problematiche sanitarie e commerciali legate alla presenza di questa micotossina, basato sulla lotta biologica e messo a punto presso l’Università di Piacenza>. Il contratto dedicato alle varietà ‘bianche’ garantisce al produttore un’elevata premialità rispetto al listino della Granaria di Milano; mentre nella filiera ‘premium’ l’obiettivo è raccogliere un prodotto con elevata umidità prevedendo un’agevolazione importante sul tema dell’essicazione.
<Attraverso i contratti di filiera – spiegano ancora da Terrepadane – offriamo ai produttori una chance concreta per ritrovare interesse per questa coltura fondamentale, dopo un’annata difficilissima. Come sempre Terrepadane si pone al fianco dei produttori, proponendo soluzioni concrete e finalizzate a migliorare la marginalità delle produzioni tipiche del nostro territorio>.

Fonte: Libertà