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AL VIA LA RACCOLTA DEI CEREALI

<In merito al ritiro di grano duro siamo già a buon punto in termini quantitativi, con una qualità molto buona del prodotto – afferma Marco Cappelli Responsabile Filiere del Consorzio Terrepadane -. Le proteine si attestano infatti su valori alti rispetto agli scorsi anni e anche i pesi specifici confermano la bontà del risultato. Cappelli continua spiegando che <Il ritiro del grano tenero invece è iniziato da poco, ma anche in questo caso la qualità rientra nei parametri richiesti dal mercato e dalle nostre filiere come quelle che ci vedono in partnership con Barilla, Galbusera, Mulino Bianco solo per citarne qualcuna. Per l’orzo la campagna è stata positiva anche in termini di rese; il prodotto, soprattutto nel piacentino, ha presentato buone caratteristiche riconducibili ad un peso specifico alto, alla sanità e all’assenza di tossine. Questi risultati qualitativi sono confermati dai controlli effettuati in fase di ritiro dei cereali che sono estremamente rigorosi e vengono condotti con strumentazioni innovative ed affidabili.
Le tensioni della guerra in Ucraina si stanno ripercuotendo su tutte le materie prime ed in primis sui cereali e questo sta evidenziando – anche in partenza –  livelli di prezzo molto favorevoli per le aziende agricole come indicato dalla Borsa di Bologna>.
Degno di nota anche il settore Biologico per il quale Terrepadane è impegnato con 3 centri di raccolta specializzati nel Piacentino: ottimi risultati si sono infatti ottenuti con la colza e i cereali minori caratterizzati anch’essi da una buona qualità.
Tuttavia la siccità rappresenta uno spettro, di cui è impossibile dimenticarsi: <il nostro impegno oggi – dice il direttore generale Terrepadane, Dante Pattini – è quello di trovare, insieme alla nostra rete di tecnici specializzati, soluzioni innovative e sostenibili, come ad esempio la fertirrigazione, che vadano nella direzione dell’utilizzo intelligente della risorsa idrica in modo da portare avanti le colture e le relative produzioni>.
Pattini inoltre sottolinea il ruolo strategico della cooperativa che dirige relativamente al mercato dei cereali: <I nostri contratti di filiera sempre più consolidati, sono riconosciuti come strumenti importanti per creare valore per le aziende agricole. Il nostro sguardo è sempre rivolto al futuro e all’innovazione; prevediamo infatti ulteriori investimenti nello stoccaggio e conservazione dei cereali in strutture sempre più idonee e all’avanguardia>.

 

Fonte: Libertà 26 Giugno 2022

TERREPADANE SVELA LE POSSIBILITA’ DEI NUOVI CONTRATTI DI FILIERA DEL NOCCIOLO

<Il contratto – ha chiarito Cappelli – è finalizzato alla realizzazione di un Programma integrato a carattere interprofessionale ed avente rilevanza nazionale che, partendo dalla produzione agricola, si sviluppi nei diversi segmenti della filiera in un ambito territoriale multiregionale>. L’idea è quella di fornire a tutti i settori coinvolti la possibilità di finanziare programmi di investimento integrati su tutto il territorio nazionale, rafforzando le relazioni intersettoriali lungo le catene di produzione, trasformazione e commercializzazione, attraverso l’aggregazione dei produttori e la creazione di responsabilità solidale delle imprese della filiera. La coltivazione del nocciolo sta sempre più interessando gli agricoltori piacentini, che trovano in questa coltura possibilità di differenziazione della produzione aziendale garantendo buone rese sia dal punto di vista qualitativo che da quello remunerativo. <Abbiamo ritenuto utile – Afferma Tiziano Gatti, Presidente della cooperativa Lusuco – informare gli agricoltori delle novità presenti in questo bando, che risultano molto interessanti, poiché ampliano la platea dei possibili beneficiari, delle categorie di investimenti che possono essere effettuati fruendo del bando e delle tipologie di contributo. In questo investimento possono rientrare le piantine, l’impianto, l’impianto di fertirrigazione e tutti i macchinari necessari alla coltivazione del nocciolo>. Terrepadane, grazie a tecnici agronomici specializzati, segue la gestione agronomica di questa coltura attraverso visite in campo, analisi del terreno, concimazioni mirate e difesa.
<Anche in questo caso – conclude il direttore generale del Consorzio Dante Pattini – Terrepadane si muove concretamente per mettere le aziende agricole in condizioni di incidere positivamente sui propri bilanci>.

 

Fonte: Libertà

I CONTRATTI DI COLTIVAZIONE BIO: UNO STRUMENTO DI GESTIONE STRATEGICA

<Il contratto di coltivazione rappresenta – spiega Marco Cappelli, agronomo, Responsabile Settore Cereali di Terrepadane – un importante strumento per poter impostare una programmazione delle semine e degli investimenti aziendali. I contratti di coltivazione rientrano anche nelle strategie indicate dalla Commissione Europea per contrastare la volatilità dei prezzi che costituisce una delle problematiche più penalizzanti per i produttori>.
Tra i contratti di coltivazione messi a punto dal Consorzio, stanno riscontrando molto interesse quelli riservati ai prodotti biologici: <durante la campagna 2020 – afferma Cappelli – abbiamo ritirato 60 mila quintali di cereali bio: di questi circa il 60% proveniva da coltivazioni gestite con i nostri contratti. Per il prossimo anno il nostro obiettivo è di arrivare ad una quota del 70%>.
I cereali maggiormente ritirati sono frumento, orzo e farro; a queste colture “tradizionali”, dallo scorso anno si è aggiunto il girasole che ha performato molto bene.
Tra le novità del 2021, come spiega Cappelli: <quest’anno il nostro contratto è stato migliorato sul fronte della redditività per l’agricoltore, avendo inserito un prezzo minimo garantito. In questo modo l’agricoltore può contare su un reddito certo. Inoltre tengo a sottolineare che i nostri agricoltori possono usufruire anche del nuovo centro di raccolta e stoccaggio di Rottofreno che si affianca a quello di Rizzolo>.
La coltivazione dei cereali è fondamentale soprattutto per le aree marginali del nostro territorio: come è noto, negli ultimi anni l’ettarato investito a cereali in provincia di Piacenza è via via diminuito, a causa delle problematiche che si sono sviluppate, ma soprattutto a seguito della perdita progressiva di redditività delle colture.
<Questi contratti rappresentano – conclude Cappelli – una risposta concreta soprattutto per le aziende di collina e alta collina, che hanno nei cereali una delle poche possibilità di scelta>.
<I contratti di coltivazione – chiude il direttore generale Dante Pattini – costituiscono uno strumento fondamentale per affiancare e indirizzare l’azienda agricola nella scelta delle varietà da seminare, nelle tecniche agronomiche da adottare e nella vendita dei cereali al fine di valorizzare le produzioni e tutta la filiera italiana, offrendo anche una rimuneratività sicura agli agricoltori e quindi contribuendo a migliorare la loro programmazione strategica>.
Nella campagna appena conclusa sono in atto diversi progetti coordinati da Terrepadane che coinvolgono direttamente aziende agricole biologiche per sviluppare soluzioni all’avanguardia. Proprio nella scia di essere sempre più performanti nei confronti di queste realtà sono stati costituiti gruppi di lavoro specifici per le diverse colture gestite in regime bio.

NEI PROSSIMI ANNI ANCHE LE NOCCIOLE CHE LAVORERA’ LA FERRERO PARLERANNO PIACENTINO

Con questa nuova filiera la Ferrero si è posta l’obiettivo di sviluppare la coltura nelle aree vocate su tutto il territorio nazionale oltre alle zone storiche del Piemonte e del Lazio come opportunità di diversificazione per gli imprenditori agricoli. Al fine di incentivare la creazione di una filiera di qualità basata sulla collaborazione degli imprenditori, Ferrero ha dato forma ad un contratto di lungo periodo allineato alla coltura, il quale tiene in considerazione l’investimento eseguito dall’imprenditore ed il prezzo della nocciola sul mercato. Questo è stato il principio che ha mosso l’Az. Milani e l’Az. Dallafiore a destinare parte della loro azienda alla coltivazione del nocciolo.
“Noi abbiamo un’azienda agricola ad indirizzo cerealicolo-colture industriali- afferma Giacomo Milani – e le difficoltà che stanno vivendo molte colture sul piano economico a causa della sempre più agguerrita concorrenza mondiale che causa andamenti imprevedibili nelle quotazioni dei nostri raccolti, ci hanno spinto a prendere la decisione di dedicare una parte dell’azienda a questa coltura all’interno del progetto Ferrero grazie al quale conosciamo in maniera trasparente i meccanismi che determinano la remunerazione della produzione di nocciole (permettendoci di impostare nel lungo periodo, i costi/margini che l’azienda agricola potrà avere). Rimane la variabile produttiva e per questo ci avvaliamo dell’assistenza tecnica che Terrepadane ci mette a disposizione all’interno della filiera. Anche DallaFiore Luigi ed il figlio Umberto hanno deciso di dedicare alla nuova coltura parte della loro azienda prevalentemente viticola diversificando così la produzione ed il rischio imprenditoriale.
Il presidente Tiziano Gatti della Cooperativa Lusuco insieme a Giorgio Mazzoni, Responsabile agronomico, Luca Bricchi, tecnico agronomico e Marco Cappelli, Responsabile Filiere del Consorzio Agrario Terrepadane, hanno da subito seguito tecnicamente la coltura confrontandosi con professionisti del comprensorio di Cuneo (la zona storica di produzione).
Con le due aziende agricole – afferma Luca Bricchi – siamo partiti con un’accurata analisi del terreno per capire come gestire al meglio la coltivazione; l’analisi del terreno è infatti fondamentale per definire la concimazione, l’irrigazione come pure il sesto d’impianto e le varietà”.
“Per quest’ultime – interviene Mazzoni – con l’aiuto di Ferrero, ci siamo rivolti ad un vivaista esperto e storico del Cuneense il quale produce materiale vegetale verificato all’interno del Sistema di Certificazione Volontario Nazionale.
Con la collaborazione dell’azienda vivaistica abbiamo selezionato le piante per il trapianto in base ad un corretto sviluppo vegetativo e alla fertilità dei terreni delle due aziende piacentine. La scelta è ricaduta sulle varietà Giffoni, Romana, Nocchione ed in piccola quota Barcellona. Fondamentale è lo studio del mix e della quota delle impollinanti rispetto al totale anche e soprattutto in funzione della raccolta. Le varietà hanno caratteristiche ed epoche di maturazione diverse, pertanto è risultato fondamentale lo scambio informativo e l’aggiornamento tecnico con gli specialisti di Ferrero”.
“Siamo soddisfatti – afferma Gatti – perché la coltivazione è partita anche a Pavia e Parma ed abbiamo parecchie nuove aziende interessate; riteniamo che queste due aziende piacentine siano un’importante vetrina per altre potenziali realtà. Noi – prosegue Gatti – abbiamo sposato da subito il progetto Ferrero insieme a Terrepadane per proporre un’alternativa alle aziende agricole. Sarà un’alternativa di lungo periodo in quanto la produzione dei noccioli diventa consistente dopo il 5° anno e prosegue per altri 20/30 anni, ma il fatto di avere una garanzia di remunerazione derivante da un accordo di filiera, rappresenta un’assicurazione per il reddito, o meglio, per un parte di reddito futuro per le aziende.”
“Queste due aziende sono entusiaste e noi, insieme a loro – concludono Mazzoni e Bricchi- cercheremo di applicare tutte le migliori tecniche di coltivazione, ad esempio la fertirrigazione e la sub-irrigazione e di difesa, per ottenere produzioni di qualità garantendo l’impiego delle buone pratiche agricole alla base di una corretta sostenibilità sia ambientale che economica. La nostra mission è di essere sempre più portatori di innovazione, soluzioni e tecniche che devono essere poi adottate correttamente nelle aziende agricole.”

TERREPADANE: UNA DIMENSIONE SOCIALE CHE NON PERDE DI VISTA SOLUZIONI CONCRETE

<Il giorno di San Martino – spiega il presidente Marco Crotti – si è chiusa un’annata agraria partita con la forte preoccupazione per il Covid, ma che ha visto fortunatamente un andamento climatico abbastanza favorevole per tutte le colture, tranne che per i cereali autunno vernini che hanno subito un forte calo produttivo causato dalla siccità primaverile. Tutte le altre colture hanno avuto ottime rese sia in quantità che qualità con mercati tonici: solo il comparto destinato al mercato dell’H.O.R.E.C.A. come il vino ha pagato l’effetto del lockdown>.

In questo contesto come si è inserito il Consorzio Terrepadane?

<Terrepadane chiude un’annata molto positiva, iniziata tra mille difficoltà causate dal lockdown, ma che grazie all’impegno e alla passione dei nostri collaboratori, si è conclusa in modo positivo, garantendo servizio e vicinanza a tutti i nostri soci/clienti. La pandemia ha fatto riscoprire valori importanti di cui il mondo agricolo è custode privilegiato, come il valore del cibo, la sicurezza alimentare, la prossimità, il territorio, basti ricordare le code ai supermercati e la fuga dalle città. Quello della vicinanza al territorio rurale è un valore forse da troppo tempo dato per scontato, ma che proprio nella estrema difficoltà ha rivelato il suo “peso” fondamentale per la vita stessa della Società.
In questa dimensione, la pandemia ha permesso di affrontare una riflessione circa la riscoperta della “valenza sociale” di un’azienda come il Consorzio agrario, che deve rispondere, si alla logica dei numeri, nel giusto equilibrio tra efficienza e servizio, ma che non ha come suo fine il profitto, essendo una cooperativa a “mutualità prevalente”.  Il Consorzio è un’azienda che prima ancora che di concimi o gasolio è fatta di uomini, di relazioni e di fiducia che sono il suo vero grande valore costruito nel tempo a servizio del territorio e delle sue imprese, che hanno sempre bisogno di risposte concrete per la loro crescita>.

Oggi si parla tanto di “sostenibilità”. Come viene declinato questo concetto in un’azienda come il Consorzio Terrepadane?

<Proprio nella sostenibilità e nella modalità in cui viene coniugata risiede nostra etica, che ci permette di offrire alle imprese servizi che possano migliorare la loro redditività, che si reggono sull’innovazione e la tecnologia. Proprio alla base di questi due “pilastri” del nostro agire sta la volontà di conciliare sempre più le tecnologie con il rispetto e la tutela dell’ambiente e delle sue risorse, che dobbiamo usare, non consumare. Per Terrepadane il fattore umano è al centro di ogni innovazione, investendo continuamente sui giovani, che non a caso spesso “escono” dalla nostra prestigiosa Facoltà di Agraria.
Con la Cattolica collaboriamo su diversi progetti: ne è esempio quello molto interessante ed innovativo relativo alla ricerca ed applicazione dei “biostimolanti”, una nuova e rivoluzionaria frontiera, che permetterà di apportare fertilità ai terreni senza l’utilizzo di chimica>.

Tra i progetti più consolidati di Terrepadane, c’è quello dei progetti di filiera. Quali sono le novità 2020?

<La nostra concretezza ci ha portato quest’anno ad offrire con successo, diversi nuovi contratti di filiera per i cereali con l’obbiettivo di dare garanzie su prezzi, pagamenti, ma soprattutto premiare i produttori che partecipano a percorsi di qualità condivisi con l’utilizzatore finale, questo per cercare di uscire dall’ottica di vedere il frumento come commodities indistinta, contrastando quella volatilità dei prezzi, identificata dagli economisti come vera “piaga” del sistema agricolo. Un tema che abbiamo coniugato anche sui cereali biologici: in questo ambito da alcuni anni abbiamo concentrato un importante investimento finalizzato a dare valore aggiunto a queste produzioni, particolarmente nelle aree svantaggiate, dove svolgono un’impagabile funzione di presidio e tutela del territorio, della quale non ci possiamo ricordare solo a parole>.

Contratti di filiera: una soluzione vincente anche per i territori svantaggiati

Rappresentano un esempio virtuoso di come l’agricoltura piacentina sia da sempre capace di innovare e di trovare soluzioni vincenti, che sposino reddittività delle imprese con sostenibilità, anticipando in questo caso anche gli orientamenti della stessa Unione europea, che nella nuova Pac valorizza questi contratti come strumenti di miglioramento del valore aggiunto dei prodotti, soprattutto nelle aree svantaggiate. Stiamo parlando dei contratti di filiera-cereali, che il consorzio agrario propone con successo agli agricoltori da anni.
A parlarne è Marco Cappelli, Responsabile Cereali di Terrepadane, che spiega: <I nostri contratti – chiarisce – ci vedono da anni in collaborazione con le principali aziende di trasformazione: dalla Barilla che è stata la prima, a nuove aziende che si sono aggiunte della portata di Galbusera e della piacentina, Molino Dellagiovanna>.
Cappelli spiega anche come in questi ultimi anni vi sia stata grandissima attenzione al comparto del biologico, per il quale si sono studiate soluzioni specifiche: mi sto riferendo ai contratti cereali pensati per il biologico, ma anche a quelli girasole – coltura per la quale quest’anno sono stati ritirati addirittura 600 quintali -, pisello, favino e altre colture “minori”>.
Cappelli aggiunge che proprio con questi contratti si punta a offrire una soluzione soprattutto alla collina, dove queste colture, caratterizzate da una buona rusticità, possono offrire un’alternativa colturale interessante.
Anche per i cereali, tuttavia, sembra vi siano movimenti sui mercati, con un’inversione del trend al ribasso che ha purtroppo caratterizzato gli ultimi anni: <I listini dei cereali – specifica l’agronomo – stanno vedendo dopo l’estate una ripresa non indifferente e questo perché da un lato la siccità estiva ha portato a notevoli peggioramenti della produzione in aree tradizionalmente molto vocate (si parla di perdite addirittura del 30% in Francia e anche del 50% nei paesi dell’est, particolarmente in Romania); dall’altro molti Paesi come alcuni del Nord Africa hanno fatto scorte di cereali in vista di possibilità problemi derivanti dalla pandemia; mentre altri come ad esempio la Russia, hanno messo dazi all’esportazione per tenere in Patria le produzioni. Il tutto con pesanti ricadute sui corsi dei cereali, di cui – ricordiamo – l’Italia è grande importatore>.

TERREPADANE DAY: FATTURATO IN AUMENTO E INNOVAZIONE A ROTTOFRENO

Una giornata intensa, iniziata però durante l’assemblea – alla quale per le ovvie ragioni sanitarie, sono stati ammessi solo i soci – non con la presentazione dei prestigiosi dati di bilancio 2019, ma con il ricordo delle vittime dell’epidemia, da un lato, e il ringraziamento di tutti coloro che hanno continuato a lavorare anche nei mesi più difficili, dall’altro.
Il tutto sintetizzato – dopo un breve saluto del presidente Marco Crotti – in un filmato efficace, quanto suggestivo.
Poi i lavori, con l’intervento del direttore generale, Dante Pattini, che ha presentato – a comprovare la salute della storica cooperativa – i dati di bilancio: il fatturato di 189 milioni di euro, con un incremento del 4,4 % e il traguardo sempre più vicino dei 200 milioni, ma anche le strategie grazie alle quali sono stati raggiunti i risultati.
<I dati di bilancio – ha spiegato Pattini – evidenziano chiaramente (voce ammortamenti ndr) come in questo esercizio sia stato rafforzato il patrimonio immobiliare con l’acquisto delle sedi di Pavia, Mede e – operazione terminata proprio in questi giorni – di Cerello (in prossimità di Abbiategrasso); con il centro di stoccaggio cereali biologici di Rizzolo di San Giorgio e con lo stabilimento Multiliquid di Fiorenzuola. D’altro canto, risulta potenziato anche l’organico con l’assunzione di 16 giovani laureati, molti dei quali provenienti dalla Facoltà di Agraria piacentina>.

Al direttore amministrativo del Consorzio, Alessandra Ticchi, è invece andato il compito di presentare altri aspetti, forse più tecnici, ma non meno importanti.
<In questo esercizio – ha chiarito Ticchi – abbiamo innanzitutto definito l’annosa questione, che ci vedeva da parecchi anni in contenzioso con il Ministero dell’agricoltura per una vicenda che risaliva addirittura agli anni ’30! La lunga diatriba si è risolta con un accordo sul lungo periodo, che ci consentirà di restituire l’importo dovuto a condizioni per noi favorevoli e non penalizzanti anche nei confronti degli Istituti bancari con cui collaboriamo. Un altro aspetto importante è il completamento dell’operazione di fusione per incorporazione che ci ha visto acquisire la cooperativa CISA di Bergamo con un conseguente non trascurabile incremento di patrimonio. Non di meno, va segnalata la diminuzione del valore dei magazzini, soprattutto per quanto riguarda il settore macchine. Il tutto in un’ottica di grande prudenza, che mette l’azienda al riparo da rischi per il futuro>.

A sottolineare il quadro di dinamicità in cui si muove il Consorzio, è intervenuto anche il presidente Crotti, che concludendo i lavori, ha sottolineato come vi sia notevole impegno <nel valutare piani industriali e possibilità di partnership, ovviamente con l’attenzione di rimanere nel mondo agricolo e  con garanzia di un adeguato legame con il territorio>.

L’emergenza sanitaria non ha fermato il lavoro del Consorzio Terrepadane, che nella massima osservanza di tutti i protocolli di sicurezza ha continuato a fornire mezzi e servizi alle aziende socie.

<Purtroppo – ha spiegato Pattini – siamo stati colpiti duramente: abbiamo perso Soci e anche collaboratori. Su fronte del lavoro, anche per onorare la memoria di coloro che ci avevano lasciato,  non ci siamo fermati: abbiamo messo in atto le misure cautelative anche prima che diventassero obbligatorie e siamo riusciti a contribuire fattivamente, affinchè le aziende agricole potessero lavorare nel modo migliore>.
Per passare dalle parole ai fatti il direttore generale del Consorzio ha anche fornito dati molto significativi: <nel periodo febbraio – aprile 2020 il nostro consorzio ha movimentato 350mila quintali di fertilizzanti; 100mila dosi di mais; 500mila quintali di mangimi e materie prime destinati al comparto zootecnico, mentre sul fronte del gasolio sia agricolo che da autotrazione il volume è di 14 milioni di litri>.
Non di meno, anche i servizi sono continuati, poiché grazie alla relazione molto stretta tra i nostri tecnici e i loro clienti (un legame che da sempre ci caratterizza), si è potuto svolgere attraverso i vari supporti tecnologici, anche il lavoro di consulenza.

TERREPADANE, A ROTTOFRENO UN INNOVATIVO CENTRO DI STOCCAGGIO CEREALI

Crotti: Investimento fondamentale per il territorio piacentino

Taglio del nastro – ieri pomeriggio alle 17,00 – per il nuovissimo centro di stoccaggio cereali presso il  Polo Terrepadane di Rottofreno.

<Si tratta – ha spiegato Marco Cappelli, responsabile cereali Terrepadane – della struttura di dimensioni maggiori di tutto il territorio piacentino, un vero e proprio punto di riferimento per gli agricoltori. Un impianto – già operativo – veramente d’avanguardia, dotato delle più moderne tecnologie per la conservazione, con celle predisposte per la refrigerazione e con un sistema di pulitura dei cereali; inoltre i sili possiedono sensori per la misurazione della temperatura. Il centro è in grado di ritirare anche cereali Bio, settore in grande fase di sviluppo. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 attraverso un progetto di filiera al quale hanno preso parte Regione Emilia Romagna, Barilla e oltre 100 aziende del territorio. Uno sforzo considerevole che abbiamo affrontato per valorizzare proprio la coltura del grano duro>.

Le caratteristiche tecniche dell’impianto che è completamente automatizzato, sono state illustrate da Mauro Mori, responsabile patrimonio Terrepadane: <si tratta – ha spiegato – di una struttura in grado di gestire 100 tonnellate all’ora con una capacità di stoccaggio di 12.000 tonnellate divise in 6 celle da 2000 tonnellate>.
Il centro rappresenta anche un vero valore aggiunto per il territorio, come ha sottolineato Raffaele Veneziani, sindaco di Rottofreno, intervenendo all’inaugurazione e sottolineando le profonde radici agricole del territorio.

Un concetto che anche il presidente di Terrepadane, Marco Crotti ha voluto riprendere, ringraziando innanzitutto le aziende che hanno preso parte al progetto di filiera (che si è tradotto complessivamente in 10 milioni di euro di investimenti) e sottolineando come questo nuovo Centro possa contribuire a far crescere l’economia del territorio: <Nel 2019 – ha detto ancora Crotti – abbiamo avuto un aumento del 20% nella raccolta dei cereali convenzionali e biologici e questo testimonia come i contratti di coltivazione – che abbiamo introdotto sul territorio da ormai 10 anni per permettere agli agricoltori di superare il problema della volatilità dei prezzi – siano uno strumento fondamentale per affiancare e indirizzare l’azienda agricola nella scelta delle varietà da seminare, nelle tecniche agronomiche da adottare e nella vendita dei cereali al fine di valorizzare le produzioni e tutta la filiera italiana, offrendo anche una rimuneratività sicura agli agricoltori e quindi contribuendo a migliorare la loro programmazione strategica. In questa direzione, dunque, anche questo investimento, che dimostra la nostra volontà di supportare nei fatti gli imprenditori agricoli nello sviluppo delle loro aziende>.

 

 

Fonte: Libertà 26 giugno 2020

GIRASOLE, TERREPADANE ATTENTA ALLE NUOVE OPPORTUNITA’

In primo piano, dunque, la filiera bio del girasole altoleico 100% italiano, ma anche le opportunità rivolte alle aziende in conversione al metodo biologico e alle aziende convenzionali, con proposte agronomiche, dinamiche di mercato e condizioni commerciali per la campagna 2020.  “Per il primo anno Terrepadane, nell’ottica di individuare sempre nuovi sbocchi per sostenere il reddito delle imprese agricole, ha ampliato la sua offerta dei contratti con quello del  girasole bio” spiega Marco Cappelli, che è il responsabile dei cereali e dei mangimi nel Consorzio. “Terrepadane – spiega – è molto attenta al ritiro, stoccaggio e analisi dei prodotti che vengono conferiti dalle aziende agricole e negli ultimi anni sta registrando una forte crescita del biologico (con +20% nel 2019 rispetto al 2018), a conferma della grande attrattività di questo mercato”.
Nello specifico della coltivazione del girasole e della successiva produzione degli oli è entrato invece Davide Andreasi di Agricola Grains, realtà che in Italia lavora con circa 600 aziende agricole in Italia, con un bacino totale di circa 50mila ettari. “Il girasole – ha spiegato – è una coltura in netto aumento e che è migliorata molto rispetto al passato, grazie all’attività di selezione degli ibridi più produttivi ed al supporto di innovativi mezzi agronomici”.
A chiudere i lavori è stato Giorgio Mazzoni, responsabile agronomico e delle filiere del Consorzio agrario che ha illustrato le scelte agronomiche proposte da Terrepadane e abbinate alla coltura del girasole, ricordando in particolare la produzione dei concimi liquidi e fogliari nello stabilimento Multiliquid di Fiorenzuola.

 

TERREPADANE ADERISCE ALLA FILIERA GALBUSERA

Nuovo importante accordo di filiera per il Consorzio Agrario Terrepadane. “Abbiamo siglato un contratto con la nota azienda alimentare italiana Galbusera, che consente agli agricoltori dei nostri territori di partecipare a una filiera che certifica la sostenibilità del frumento seminato” afferma Marco Cappelli, responsabile dei cereali e dei mangimi di Terrepadane.
Nella sostanza, l’accordo si basa su un disciplinare di  coltivazione molto preciso mirato alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosostenibilità. Vengono definite quindi le indicazioni sulla processione colturale, le varietà, la concia del seme, la concimazione e la difesa. Un protocollo agronomico dettagliato che è valido dalla campagna 2019 / 2020 ed è stato condiviso con i tecnici e gli operatori agronomici aderenti alla filiera Galbusera con la finalità di aumentare la qualità e la sicurezza dei prodotti trasformati.
“Gli agricoltori che aderiranno – prosegue Cappelli – riceveranno un premio importante in termini economici da Galbusera, tramite Terrepadane. Galbusera lancerà una nuova linea di prodotti che saranno marchiati come sostenibili e il grano prodotto dai nostri agricoltori finirà così in queste confezioni”.
La volontà di Galbusera è di basare tutta la filiera su quattro aspetti principali: la valorizzazione del territorio, il presidio delle varietà, la sostenibilità agronomica ed ambientale, la sostenibilità economica e sociale, ovvero un’equa remunerazione di tutti i soggetti della filiera.
Un impegno dal campo alla tavola che vede ancora una volta Terrepadane giocare un ruolo importante, attraverso i contratti di coltivazione che rappresentano uno strumento per indirizzare l’azienda agricola nella scelta delle varietà da seminare, nelle tecniche agronomiche da adottare e nella vendita dei cereali. Da rimarcare che la determinazione del prezzo di vendita è assolutamente trasparente, legata ai listini dei prezzi ufficiali emessi dalle principali Borse Merci Nazionali.