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Cereali: inizia la campagna

Proprio alla mietitura sono legati numerosi momenti della tradizione, spesso festosi, tanto che questa operazione agricola in passato è stata spesso caricata di folklore e colore, proprio per l’elevata aspettativa che la accompagnava, visto che rappresentava il momento in cui venivano portati “in cascina” i frutti del duro lavoro di molti mesi.
Oggi, il lavoro è forse meno duro, ma non meno difficile e l’aspettativa è sempre molto elevata: a fare il punto in queste prime giornate di lavoro (la campagna è appena iniziata proprio ieri nella zona di San Giorgio piacentino) provvede Marco Cappelli, responsabile cereali del Consorzio agrario Terrepadane, che spiega: <la campagna nel Piacentino è appena iniziata con la trebbiatura dell’orzo e le primissime di frumento: va detto che dopo diversi anni in cui il clima molto caldo della primavera aveva portato ad un anticipo della trebbiatura, quest’anno ritorniamo ai periodi canonici. Per quanto riguarda l’orzo abbiamo rese discrete e un peso specifico nella media, mentre siamo in attesa dei grani – tenero e duro – per vedere in quale situazione ci troviamo. Infatti, la stagione primaverile particolarmente piovosa ha creato problemi non indifferenti>.
Tra i problemi maggiori vi è senz’altro quello dell’allettamento che in provincia di Piacenza, particolarmente in alcune aree – come, ad esempio, nella “bassa” – si è verificato in modo importante, andando ad incidere oltre che sulla quantità, anche sulla qualità del prodotto.
Il prodotto che viene raccolto in moti casi viene gestito con i contratti di coltivazione, importanti strumenti di valorizzazione ei cereali e non solo attivati da molti anni dal Consorzio Terrepadane (che conferisce il prodotto a grandi aziende di trasformazione che si contraddistinguono per marchi importanti, sottoscrivendo con l’agricoltore uno specifico disciplinare di qualità e garantendo buone condizioni economiche), che consento agli agricoltori di fronteggiare la volatilità dei prezzi, potendo contare su un reddito certo e assicurato con tempistiche prefissate: <gran parte del grano – sia duro che tenero – che ci si accinge a raccogliere in questi giorni è sotto contratto, il che conferma l’utilità di questi strumenti>.
Sul fronte dei prezzi invece, va detto che trovandoci in una situazione diffusa di rese piuttosto basse anche al centro e sud Italia a causa delle difficili condizioni climatiche che si sono verificate (a differenza che da noi, al sud il grosso problema è stato la siccità estrema degli ultimi mesi); ci si aspetta un recupero dei listini per il prodotto di qualità.

Fonte: Libertà e Terrepadane

Campagna cereali: record di raccolta

Bene anche la risposta degli orzi con 40/45 quintali per ettaro a seconda delle zone di produzione. Per quanto riguarda nello specifico il grano duro, dopo 2 annate di assenza, si è riproposto il problema della volpatura con ripercussioni, in alcuni casi importanti, sulla qualità e quindi sulla valorizzazione del prodotto.
Nel frattempo, sono partite anche le prime quotazioni della Borsa Merci di Bologna e di Milano. Un primo segnale incoraggiante si può cogliere sul grano duro che, partito sui livelli delle ultime quotazioni della scorsa campagna, ha segnato subito un + 25 € a tonnellata. Bene anche le prospettive sui teneri e sugli orzi di alta qualità.”
Il Consorzio riveste da sempre un ruolo strategico sul territorio nelle Filiere Galbusera e Barilla; questi contratti riconoscono premialità importanti legate alla qualità del prodotto e creano valore per le aziende agricole.
Riguardo la filiera del biologico, questa si conferma strategica per Terrepadane come dimostra il centro di raccolta a Rizzolo completamente dedicato.
“In merito all’attività di raccolta presso i nostri centri – afferma Dante Pattini, Direttore generale di Terrepadane – si sta concludendo una campagna record per noi. Ad oggi le quantità delle diverse tipologie di cereali raccolte hanno raggiunto un totale di circa 60 mila tonnellate, quantità che non hanno precedenti nella storia degli ultimi anni. Piacenza si è confermata la provincia con i maggiori quantitativi, ma è importante sottolineare il raddoppio delle quantità raccolte nelle province di Milano e Pavia. Questo è un segnale di grande fiducia verso la nostra cooperativa vista sempre più come riferimento sia a Piacenza che nelle province limitrofe e per questo ringraziamo tutti i nostri conferenti”.

Fonte: Libertà

Terrepadane, successo per i contratti di coltivazione

Lo sa bene il Consorzio Terrepadane, che come sempre anche lo scorso autunno aveva proposto gli ormai collaudati contratti di coltivazione, riscuotendo ancor più successo tra gli agricoltori piacentini e non solo.
<Anche lo scorso autunno – spiega Marco Cappelli, responsabile cereali Terrepadane – abbiamo proposto i nostri contratti di coltivazione, stipulati con le più grandi aziende di trasformazione nazionali: da Barilla a Galbusera, passando per Saiwa, Mulino Bianco e molte altre. I contratti puntano, come è noto, a mettere gli agricoltori nelle migliori condizioni di lavoro e di pianificazione, potendo contare su un reddito di buon livello e su condizioni di pagamento sicure, a fronte di un disciplinare di produzione che ci permette di offrire alle aziende di trasformazione un prodotto di qualità>.
Anche quest’anno la risposta è stata molto buona: <i dati già lusinghieri del 2022 – continua l’agronomo – saranno sicuramente migliorati. Infatti, si stima un incremento del quantitativo  ritirato per i cereali autunnali (frumento e orzo, per i quali nel 22 abbiamo ritirato rispettivamente 20mila tonnellate di tenero; 23mila di duro e 3mila di orzo): la prospettiva, al di là dei problemi di siccità, è di arrivare ad avere un + 15 – 20% del ritirato>
In particolare, tra i frumenti, Cappelli chiarisce che l’incremento maggiore dovrebbe essere sul tenero, rispetto al duro.
<In generale – aggiunge ancora il tecnico – possiamo dire che la campagna di adesione ai contratti di coltivazione ha avuto un andamento molto positivo, con un numero elevato di contratti sottoscritti (+5% rispetto al 22) e una performance molto positiva per il biologico (che già nel 2022 era andato bene con 5800 tonnellate di cereali bio ritirate)>.
Nel frattempo Terrepadane sta rafforzando la rete di centri di stoccaggio, con potenziamento soprattutto nell’area di Milano, Lodi, Pavia; mentre per il piacentino, già ben coperto, si punta ad un opera di consolidamento, anche con investimenti sulle strumentazioni di analisi.
<Infine, – conclude Cappelli – le semine primaverili attualmente in corso vedono in crescita gli investimenti a girasole e anche a soia. Il tutto a scapito del mais, che con questo andamento climatico continua a rimanere svantaggiato>.

Fonte: Libertà

PROSPETTIVE INTERESSANTI CON I CONTRATTI MAIS

Sul futuro della coltura pesano infatti le incertezze collegate all’andamento climatico e alla grande siccità: per fortuna però da parte del Consorzio Terrepadane arrivano proposte interessanti, sia con i contratti di coltivazione, che con il quinto bando Contributi di filiera, attuato nell’ambito del Piano di Ripresa e resilienza potrebbe portare un po’ di respiro.
<In questo quadro – spiega Marco Cappelli, responsabile cereali del Consorzio Terrepadane – si inserisce il nostro progetto mais PNRR, che prevede per i maiscoltori un impegno di conferimento a Terrepadane con il coinvolgimento di 46 aziende agricole e una spesa prevista di 20 milioni di euro, per 3mila ettari e 30mila tonnellate conferite>.
Oltre a questo progetto, Terrepadane ripropone anche per la campagna alle porte i contratti di coltivazione che costituiscono ormai una consolidata e prestigiosa tradizione per il nostro territorio. Attraverso questi contratti, infatti, agli agricoltori viene offerta la possibilità di poter contare su una marginalità certa e pienamente soddisfacente, con un piano di pagamenti definito. Per contro, il prodotto deve essere gestito secondo un disciplinare produttivo, che garantisce qualità, ma anche sostenibilità e gestione intelligente dei fattori di produzione.
Nello specifico – continua Cappelli – per la campagna mais 2023, i contratti di conferimento sono 3: il contratto mais alta qualità Terrepadane, il contratto mais bianco Terrepadane e il contratto di filiera mais premium.
<Tutti i contratti – spiega ancora l’agronomo – prevedono il rispetto di un disciplinare specifico con requisiti minimi, anche per quanto riguarda le aflatossine. Anzi, il contratto alta qualità ha anche inserito nel disciplinare Terrepadane che i produttori devono seguire, l’utilizzo di Af-X1, l’innovativa soluzione per ridurre il contenuto di aflatossine nel mais ed evitare le problematiche sanitarie e commerciali legate alla presenza di questa micotossina, basato sulla lotta biologica e messo a punto presso l’Università di Piacenza>. Il contratto dedicato alle varietà ‘bianche’ garantisce al produttore un’elevata premialità rispetto al listino della Granaria di Milano; mentre nella filiera ‘premium’ l’obiettivo è raccogliere un prodotto con elevata umidità prevedendo un’agevolazione importante sul tema dell’essicazione.
<Attraverso i contratti di filiera – spiegano ancora da Terrepadane – offriamo ai produttori una chance concreta per ritrovare interesse per questa coltura fondamentale, dopo un’annata difficilissima. Come sempre Terrepadane si pone al fianco dei produttori, proponendo soluzioni concrete e finalizzate a migliorare la marginalità delle produzioni tipiche del nostro territorio>.

Fonte: Libertà

TERREPADANE LANCIA UN NUOVO PROGETTO DI FILIERA DEL MAIS

Proprio per illustrare i contenuti e gli obiettivi di questo nuovo progetto – che vedrà il Consorzio come capofila e che raduna circa 80 aziende di tutto il territorio coperto da Terrepadane nelle province di Piacenza, Milano, Pavia, Lodi e Bergamo – nei giorni scorsi si è svolto un incontro al palazzo dell’agricoltura.
Ad introdurre l’incontro, al quale hanno preso parte un buon numero di aziende agricole, nonostante il periodo dell’anno intensissimo per il mondo agricolo, ha provveduto personalmente il presidente del Consorzio Terrepadane, Marco Crotti, spiegando la ratio del progetto: “il nuovo bando Mipaaf – chiarisce – ci offre attraverso la realizzazione di un progetto di filiera, la possibilità di mettere a disposizione delle aziende socie l’impegno che il nostro Consorzio ha profuso da anni sul tema dell’innovazione per una filiera come quella del mais, che è strategico per il nostro territorio. Per questo ci è sembrato più che mai opportuno cogliere questa possibilità, programmando investimenti specifici. Grazie al progetto, le aziende avranno la possibilità di compiere ulteriori passi nel percorso dell’innovazione, investendo in tecnologie e acquisendo ulteriori competenze. Il tutto avendo come garanzia il Consorzio”.
“Gli obiettivi indicati dal bando fanno riferimento a tematiche di attualità, nelle quali Terrepadane ha profuso impegno già da molti anni. Inoltre, questo progetto si caratterizza per essere multiregionale, permettendoci id valorizzare la nostra dimensione” ha spiegato Marco Capelli, responsabile Cereali e Filiere Terrepadane.
Temi come agricoltura sostenibile, di precisione, digitalizzazione e innovazione, produzione di energia da fonti rinnovabili ed economia circolare – ha continuato l’agronomo – si trovano in prima linea tra quelli indicati dal nuovo bando e allo stesso tempo, costituiscono i nostri abituali ambiti di impegno da anni.
Per le aziende agricole operanti nella filiera mais, gli investimenti ammissibili saranno prioritariamente quelli legati alla sostenibilità ambientale: anche in questo caso si parla di macchine agricole specifiche con caratteristiche di agricoltura di precisione, minima lavorazione, riduzione emissioni inquinanti e consumi energetici. Inoltre, il bando riserva particolare attenzione agli interventi dedicati all’irrigazione, con   focus   su   risparmio   idrico   ed   efficienza (subirrigazione, fertirrigazione).
Il progetto – le cui caratteristiche più tecniche sono state il illustrate da Luca Quintavalla, professionista molto noto in questo ambito, che ha già seguito con successo altri progetti di filiera del Consorzio – prevede sia finanziamenti a fondo perduto, che finanziamenti agevolati.

 

Fonte: Libertà

AL VIA LA RACCOLTA DEI CEREALI

<In merito al ritiro di grano duro siamo già a buon punto in termini quantitativi, con una qualità molto buona del prodotto – afferma Marco Cappelli Responsabile Filiere del Consorzio Terrepadane -. Le proteine si attestano infatti su valori alti rispetto agli scorsi anni e anche i pesi specifici confermano la bontà del risultato. Cappelli continua spiegando che <Il ritiro del grano tenero invece è iniziato da poco, ma anche in questo caso la qualità rientra nei parametri richiesti dal mercato e dalle nostre filiere come quelle che ci vedono in partnership con Barilla, Galbusera, Mulino Bianco solo per citarne qualcuna. Per l’orzo la campagna è stata positiva anche in termini di rese; il prodotto, soprattutto nel piacentino, ha presentato buone caratteristiche riconducibili ad un peso specifico alto, alla sanità e all’assenza di tossine. Questi risultati qualitativi sono confermati dai controlli effettuati in fase di ritiro dei cereali che sono estremamente rigorosi e vengono condotti con strumentazioni innovative ed affidabili.
Le tensioni della guerra in Ucraina si stanno ripercuotendo su tutte le materie prime ed in primis sui cereali e questo sta evidenziando – anche in partenza –  livelli di prezzo molto favorevoli per le aziende agricole come indicato dalla Borsa di Bologna>.
Degno di nota anche il settore Biologico per il quale Terrepadane è impegnato con 3 centri di raccolta specializzati nel Piacentino: ottimi risultati si sono infatti ottenuti con la colza e i cereali minori caratterizzati anch’essi da una buona qualità.
Tuttavia la siccità rappresenta uno spettro, di cui è impossibile dimenticarsi: <il nostro impegno oggi – dice il direttore generale Terrepadane, Dante Pattini – è quello di trovare, insieme alla nostra rete di tecnici specializzati, soluzioni innovative e sostenibili, come ad esempio la fertirrigazione, che vadano nella direzione dell’utilizzo intelligente della risorsa idrica in modo da portare avanti le colture e le relative produzioni>.
Pattini inoltre sottolinea il ruolo strategico della cooperativa che dirige relativamente al mercato dei cereali: <I nostri contratti di filiera sempre più consolidati, sono riconosciuti come strumenti importanti per creare valore per le aziende agricole. Il nostro sguardo è sempre rivolto al futuro e all’innovazione; prevediamo infatti ulteriori investimenti nello stoccaggio e conservazione dei cereali in strutture sempre più idonee e all’avanguardia>.

 

Fonte: Libertà 26 Giugno 2022

TERREPADANE SVELA LE POSSIBILITA’ DEI NUOVI CONTRATTI DI FILIERA DEL NOCCIOLO

<Il contratto – ha chiarito Cappelli – è finalizzato alla realizzazione di un Programma integrato a carattere interprofessionale ed avente rilevanza nazionale che, partendo dalla produzione agricola, si sviluppi nei diversi segmenti della filiera in un ambito territoriale multiregionale>. L’idea è quella di fornire a tutti i settori coinvolti la possibilità di finanziare programmi di investimento integrati su tutto il territorio nazionale, rafforzando le relazioni intersettoriali lungo le catene di produzione, trasformazione e commercializzazione, attraverso l’aggregazione dei produttori e la creazione di responsabilità solidale delle imprese della filiera. La coltivazione del nocciolo sta sempre più interessando gli agricoltori piacentini, che trovano in questa coltura possibilità di differenziazione della produzione aziendale garantendo buone rese sia dal punto di vista qualitativo che da quello remunerativo. <Abbiamo ritenuto utile – Afferma Tiziano Gatti, Presidente della cooperativa Lusuco – informare gli agricoltori delle novità presenti in questo bando, che risultano molto interessanti, poiché ampliano la platea dei possibili beneficiari, delle categorie di investimenti che possono essere effettuati fruendo del bando e delle tipologie di contributo. In questo investimento possono rientrare le piantine, l’impianto, l’impianto di fertirrigazione e tutti i macchinari necessari alla coltivazione del nocciolo>. Terrepadane, grazie a tecnici agronomici specializzati, segue la gestione agronomica di questa coltura attraverso visite in campo, analisi del terreno, concimazioni mirate e difesa.
<Anche in questo caso – conclude il direttore generale del Consorzio Dante Pattini – Terrepadane si muove concretamente per mettere le aziende agricole in condizioni di incidere positivamente sui propri bilanci>.

 

Fonte: Libertà

I CONTRATTI DI COLTIVAZIONE BIO: UNO STRUMENTO DI GESTIONE STRATEGICA

<Il contratto di coltivazione rappresenta – spiega Marco Cappelli, agronomo, Responsabile Settore Cereali di Terrepadane – un importante strumento per poter impostare una programmazione delle semine e degli investimenti aziendali. I contratti di coltivazione rientrano anche nelle strategie indicate dalla Commissione Europea per contrastare la volatilità dei prezzi che costituisce una delle problematiche più penalizzanti per i produttori>.
Tra i contratti di coltivazione messi a punto dal Consorzio, stanno riscontrando molto interesse quelli riservati ai prodotti biologici: <durante la campagna 2020 – afferma Cappelli – abbiamo ritirato 60 mila quintali di cereali bio: di questi circa il 60% proveniva da coltivazioni gestite con i nostri contratti. Per il prossimo anno il nostro obiettivo è di arrivare ad una quota del 70%>.
I cereali maggiormente ritirati sono frumento, orzo e farro; a queste colture “tradizionali”, dallo scorso anno si è aggiunto il girasole che ha performato molto bene.
Tra le novità del 2021, come spiega Cappelli: <quest’anno il nostro contratto è stato migliorato sul fronte della redditività per l’agricoltore, avendo inserito un prezzo minimo garantito. In questo modo l’agricoltore può contare su un reddito certo. Inoltre tengo a sottolineare che i nostri agricoltori possono usufruire anche del nuovo centro di raccolta e stoccaggio di Rottofreno che si affianca a quello di Rizzolo>.
La coltivazione dei cereali è fondamentale soprattutto per le aree marginali del nostro territorio: come è noto, negli ultimi anni l’ettarato investito a cereali in provincia di Piacenza è via via diminuito, a causa delle problematiche che si sono sviluppate, ma soprattutto a seguito della perdita progressiva di redditività delle colture.
<Questi contratti rappresentano – conclude Cappelli – una risposta concreta soprattutto per le aziende di collina e alta collina, che hanno nei cereali una delle poche possibilità di scelta>.
<I contratti di coltivazione – chiude il direttore generale Dante Pattini – costituiscono uno strumento fondamentale per affiancare e indirizzare l’azienda agricola nella scelta delle varietà da seminare, nelle tecniche agronomiche da adottare e nella vendita dei cereali al fine di valorizzare le produzioni e tutta la filiera italiana, offrendo anche una rimuneratività sicura agli agricoltori e quindi contribuendo a migliorare la loro programmazione strategica>.
Nella campagna appena conclusa sono in atto diversi progetti coordinati da Terrepadane che coinvolgono direttamente aziende agricole biologiche per sviluppare soluzioni all’avanguardia. Proprio nella scia di essere sempre più performanti nei confronti di queste realtà sono stati costituiti gruppi di lavoro specifici per le diverse colture gestite in regime bio.

NEI PROSSIMI ANNI ANCHE LE NOCCIOLE CHE LAVORERA’ LA FERRERO PARLERANNO PIACENTINO

Con questa nuova filiera la Ferrero si è posta l’obiettivo di sviluppare la coltura nelle aree vocate su tutto il territorio nazionale oltre alle zone storiche del Piemonte e del Lazio come opportunità di diversificazione per gli imprenditori agricoli. Al fine di incentivare la creazione di una filiera di qualità basata sulla collaborazione degli imprenditori, Ferrero ha dato forma ad un contratto di lungo periodo allineato alla coltura, il quale tiene in considerazione l’investimento eseguito dall’imprenditore ed il prezzo della nocciola sul mercato. Questo è stato il principio che ha mosso l’Az. Milani e l’Az. Dallafiore a destinare parte della loro azienda alla coltivazione del nocciolo.
“Noi abbiamo un’azienda agricola ad indirizzo cerealicolo-colture industriali- afferma Giacomo Milani – e le difficoltà che stanno vivendo molte colture sul piano economico a causa della sempre più agguerrita concorrenza mondiale che causa andamenti imprevedibili nelle quotazioni dei nostri raccolti, ci hanno spinto a prendere la decisione di dedicare una parte dell’azienda a questa coltura all’interno del progetto Ferrero grazie al quale conosciamo in maniera trasparente i meccanismi che determinano la remunerazione della produzione di nocciole (permettendoci di impostare nel lungo periodo, i costi/margini che l’azienda agricola potrà avere). Rimane la variabile produttiva e per questo ci avvaliamo dell’assistenza tecnica che Terrepadane ci mette a disposizione all’interno della filiera. Anche DallaFiore Luigi ed il figlio Umberto hanno deciso di dedicare alla nuova coltura parte della loro azienda prevalentemente viticola diversificando così la produzione ed il rischio imprenditoriale.
Il presidente Tiziano Gatti della Cooperativa Lusuco insieme a Giorgio Mazzoni, Responsabile agronomico, Luca Bricchi, tecnico agronomico e Marco Cappelli, Responsabile Filiere del Consorzio Agrario Terrepadane, hanno da subito seguito tecnicamente la coltura confrontandosi con professionisti del comprensorio di Cuneo (la zona storica di produzione).
Con le due aziende agricole – afferma Luca Bricchi – siamo partiti con un’accurata analisi del terreno per capire come gestire al meglio la coltivazione; l’analisi del terreno è infatti fondamentale per definire la concimazione, l’irrigazione come pure il sesto d’impianto e le varietà”.
“Per quest’ultime – interviene Mazzoni – con l’aiuto di Ferrero, ci siamo rivolti ad un vivaista esperto e storico del Cuneense il quale produce materiale vegetale verificato all’interno del Sistema di Certificazione Volontario Nazionale.
Con la collaborazione dell’azienda vivaistica abbiamo selezionato le piante per il trapianto in base ad un corretto sviluppo vegetativo e alla fertilità dei terreni delle due aziende piacentine. La scelta è ricaduta sulle varietà Giffoni, Romana, Nocchione ed in piccola quota Barcellona. Fondamentale è lo studio del mix e della quota delle impollinanti rispetto al totale anche e soprattutto in funzione della raccolta. Le varietà hanno caratteristiche ed epoche di maturazione diverse, pertanto è risultato fondamentale lo scambio informativo e l’aggiornamento tecnico con gli specialisti di Ferrero”.
“Siamo soddisfatti – afferma Gatti – perché la coltivazione è partita anche a Pavia e Parma ed abbiamo parecchie nuove aziende interessate; riteniamo che queste due aziende piacentine siano un’importante vetrina per altre potenziali realtà. Noi – prosegue Gatti – abbiamo sposato da subito il progetto Ferrero insieme a Terrepadane per proporre un’alternativa alle aziende agricole. Sarà un’alternativa di lungo periodo in quanto la produzione dei noccioli diventa consistente dopo il 5° anno e prosegue per altri 20/30 anni, ma il fatto di avere una garanzia di remunerazione derivante da un accordo di filiera, rappresenta un’assicurazione per il reddito, o meglio, per un parte di reddito futuro per le aziende.”
“Queste due aziende sono entusiaste e noi, insieme a loro – concludono Mazzoni e Bricchi- cercheremo di applicare tutte le migliori tecniche di coltivazione, ad esempio la fertirrigazione e la sub-irrigazione e di difesa, per ottenere produzioni di qualità garantendo l’impiego delle buone pratiche agricole alla base di una corretta sostenibilità sia ambientale che economica. La nostra mission è di essere sempre più portatori di innovazione, soluzioni e tecniche che devono essere poi adottate correttamente nelle aziende agricole.”

TERREPADANE: UNA DIMENSIONE SOCIALE CHE NON PERDE DI VISTA SOLUZIONI CONCRETE

<Il giorno di San Martino – spiega il presidente Marco Crotti – si è chiusa un’annata agraria partita con la forte preoccupazione per il Covid, ma che ha visto fortunatamente un andamento climatico abbastanza favorevole per tutte le colture, tranne che per i cereali autunno vernini che hanno subito un forte calo produttivo causato dalla siccità primaverile. Tutte le altre colture hanno avuto ottime rese sia in quantità che qualità con mercati tonici: solo il comparto destinato al mercato dell’H.O.R.E.C.A. come il vino ha pagato l’effetto del lockdown>.

In questo contesto come si è inserito il Consorzio Terrepadane?

<Terrepadane chiude un’annata molto positiva, iniziata tra mille difficoltà causate dal lockdown, ma che grazie all’impegno e alla passione dei nostri collaboratori, si è conclusa in modo positivo, garantendo servizio e vicinanza a tutti i nostri soci/clienti. La pandemia ha fatto riscoprire valori importanti di cui il mondo agricolo è custode privilegiato, come il valore del cibo, la sicurezza alimentare, la prossimità, il territorio, basti ricordare le code ai supermercati e la fuga dalle città. Quello della vicinanza al territorio rurale è un valore forse da troppo tempo dato per scontato, ma che proprio nella estrema difficoltà ha rivelato il suo “peso” fondamentale per la vita stessa della Società.
In questa dimensione, la pandemia ha permesso di affrontare una riflessione circa la riscoperta della “valenza sociale” di un’azienda come il Consorzio agrario, che deve rispondere, si alla logica dei numeri, nel giusto equilibrio tra efficienza e servizio, ma che non ha come suo fine il profitto, essendo una cooperativa a “mutualità prevalente”.  Il Consorzio è un’azienda che prima ancora che di concimi o gasolio è fatta di uomini, di relazioni e di fiducia che sono il suo vero grande valore costruito nel tempo a servizio del territorio e delle sue imprese, che hanno sempre bisogno di risposte concrete per la loro crescita>.

Oggi si parla tanto di “sostenibilità”. Come viene declinato questo concetto in un’azienda come il Consorzio Terrepadane?

<Proprio nella sostenibilità e nella modalità in cui viene coniugata risiede nostra etica, che ci permette di offrire alle imprese servizi che possano migliorare la loro redditività, che si reggono sull’innovazione e la tecnologia. Proprio alla base di questi due “pilastri” del nostro agire sta la volontà di conciliare sempre più le tecnologie con il rispetto e la tutela dell’ambiente e delle sue risorse, che dobbiamo usare, non consumare. Per Terrepadane il fattore umano è al centro di ogni innovazione, investendo continuamente sui giovani, che non a caso spesso “escono” dalla nostra prestigiosa Facoltà di Agraria.
Con la Cattolica collaboriamo su diversi progetti: ne è esempio quello molto interessante ed innovativo relativo alla ricerca ed applicazione dei “biostimolanti”, una nuova e rivoluzionaria frontiera, che permetterà di apportare fertilità ai terreni senza l’utilizzo di chimica>.

Tra i progetti più consolidati di Terrepadane, c’è quello dei progetti di filiera. Quali sono le novità 2020?

<La nostra concretezza ci ha portato quest’anno ad offrire con successo, diversi nuovi contratti di filiera per i cereali con l’obbiettivo di dare garanzie su prezzi, pagamenti, ma soprattutto premiare i produttori che partecipano a percorsi di qualità condivisi con l’utilizzatore finale, questo per cercare di uscire dall’ottica di vedere il frumento come commodities indistinta, contrastando quella volatilità dei prezzi, identificata dagli economisti come vera “piaga” del sistema agricolo. Un tema che abbiamo coniugato anche sui cereali biologici: in questo ambito da alcuni anni abbiamo concentrato un importante investimento finalizzato a dare valore aggiunto a queste produzioni, particolarmente nelle aree svantaggiate, dove svolgono un’impagabile funzione di presidio e tutela del territorio, della quale non ci possiamo ricordare solo a parole>.

Contratti di filiera: una soluzione vincente anche per i territori svantaggiati

Rappresentano un esempio virtuoso di come l’agricoltura piacentina sia da sempre capace di innovare e di trovare soluzioni vincenti, che sposino reddittività delle imprese con sostenibilità, anticipando in questo caso anche gli orientamenti della stessa Unione europea, che nella nuova Pac valorizza questi contratti come strumenti di miglioramento del valore aggiunto dei prodotti, soprattutto nelle aree svantaggiate. Stiamo parlando dei contratti di filiera-cereali, che il consorzio agrario propone con successo agli agricoltori da anni.
A parlarne è Marco Cappelli, Responsabile Cereali di Terrepadane, che spiega: <I nostri contratti – chiarisce – ci vedono da anni in collaborazione con le principali aziende di trasformazione: dalla Barilla che è stata la prima, a nuove aziende che si sono aggiunte della portata di Galbusera e della piacentina, Molino Dellagiovanna>.
Cappelli spiega anche come in questi ultimi anni vi sia stata grandissima attenzione al comparto del biologico, per il quale si sono studiate soluzioni specifiche: mi sto riferendo ai contratti cereali pensati per il biologico, ma anche a quelli girasole – coltura per la quale quest’anno sono stati ritirati addirittura 600 quintali -, pisello, favino e altre colture “minori”>.
Cappelli aggiunge che proprio con questi contratti si punta a offrire una soluzione soprattutto alla collina, dove queste colture, caratterizzate da una buona rusticità, possono offrire un’alternativa colturale interessante.
Anche per i cereali, tuttavia, sembra vi siano movimenti sui mercati, con un’inversione del trend al ribasso che ha purtroppo caratterizzato gli ultimi anni: <I listini dei cereali – specifica l’agronomo – stanno vedendo dopo l’estate una ripresa non indifferente e questo perché da un lato la siccità estiva ha portato a notevoli peggioramenti della produzione in aree tradizionalmente molto vocate (si parla di perdite addirittura del 30% in Francia e anche del 50% nei paesi dell’est, particolarmente in Romania); dall’altro molti Paesi come alcuni del Nord Africa hanno fatto scorte di cereali in vista di possibilità problemi derivanti dalla pandemia; mentre altri come ad esempio la Russia, hanno messo dazi all’esportazione per tenere in Patria le produzioni. Il tutto con pesanti ricadute sui corsi dei cereali, di cui – ricordiamo – l’Italia è grande importatore>.