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COLTIVAZIONE DEL POMODORO DA INDUSTRIA: L’ESEMPIO DELL’AZIENDA MONTESISSA

Il nucleo aziendale centrale si trova a  Carpaneto, ma la produzione viene suddivisa, in base ad una scelta aziendale ben precisa, su diversi corpi, alcuni – quelli storici – in provincia di Piacenza e altri nel basso lodigiano, tra Castelnuovo Bocca d’Adda e Fombio.
<La produzione è suddivisa per il 50% in Emilia Romagna e per il 50% in Lombardia. In questo modo – spiega – riusciamo a gestire meglio la campagna, puntando su terreni, che si caratterizzano per buone dotazioni idriche. Certo la logistica di un’azienda come la mia – che dal punto di vista formale è un vero gruppo, articolato in realtà diverse dall’azienda individuale, fino alla società Tomatos 4.0 alla quale partecipano anche i collaboratori – è piuttosto complessa e richiede molta attenzione specifica>.
Ovviamente una realtà così complessa deve essere supportata da capacità gestionali non indifferenti: Montesissa ha saputo costruire un gruppo di lavoro costituito da 4 giovani, ai quali durante la campagna si aggiungono i lavoratori stagionali, che operano con grande precisione ed autonomia, secondo una suddivisione ben definita delle responsabilità.
L’agricoltore piacentino, che ha molta esperienza, avendo cominciato a seguire l’attività agricola in famiglia fin da bambino, non rinuncia ad un commento su questa campagna che <a causa – spiega – delle condizioni climatiche che si sono verificate – temperature basse in primavera e abbondanti piogge – potrebbe caratterizzarsi per problematiche di maturazione troppo concentrata, esattamente come accaduto lo scorso anno>.
Le aziende Montesissa conferiscono il proprio prodotto a sei stabilimenti diversi tra Piacenza, Parma e Lodi: una scelta ancora improntata sulla differenziazione che però richiede una gestione molto attenta: <durante la campagna – continua l’imprenditore – già all’alba vanno pianificate le consegne – un’attività di grande responsabilità, alla quale si dedica personalmente mia moglie, Elena – e non ci si può permettere di sbagliare. In questa fase è infatti definito il progetto di tracciabilità del prodotto che caratterizza in modo specifico il nostro processo produttivo>.
Alla base di una realtà così differenziata stanno le performanti dotazioni tecnologiche, che sono protagoniste in ogni fase: dalla scelta varietale, al trapianto, fino a tutte le operazioni colturali, alla difesa, alla raccolta e ovviamente alla gestione.
<La complessità delle tecnologie che utilizziamo, la velocità con cui dobbiamo prendere le decisioni e anche – e questo è fondamentale per la mia azienda – la logistica richiedono di poter contare su partner affidabili, capaci di rispondere in tempo reale alle nostre esigenze, che sono spesso imprevedibili. In questa scia si inserisce la collaborazione, ormai molto rodata con il Consorzio agrario Terrepadane, con il quale abbiamo testato l’automazione 4.0 nella fertirrigazione>.
<Con questi sistemi – spiega Davide Devoti, tecnico agronomico del Consorzio che segue l’azienda – è possibile comandare l’accensione delle pompe di irrigazione, motopompe, pompe elettriche, aprire e chiudere idrovalvole, leggere i dati dei sensori. Inoltre è possibile monitorare le portate di irrigazione e fertirrigazione, ma anche addirittura integrare il sistema con una rete di capannine meteo>. In pratica in questo modo si può risparmiare tempo, ma anche ottenere dati accurati e sistematici a supporto della gestione agronomica della coltura: il tutto nell’ottica di ridurre l’impatto ambientale e contribuire al contenimento dei costi di produzione.

DISERBO INTELLIGENTE? SI’ GRAZIE

Protagonista dell’evento, AGRICO storica azienda Bolognese fondata nel 1977 impegnata nell’importazione di alcuni regolatori di crescita impiegati per il tabacco, che è stata recentemente acquisita da investitori Italiani e stranieri ex manager di società multinazionali del settore Crop Protection.
Questi imprenditori dopo attente analisi di mercato hanno deciso di utilizzare la società come “piattaforma” per lo sviluppo di alcune iniziative con l’obiettivo di mettere in condizione l’agricoltura Italiana e non solo, di poter difendere le colture agrarie da avversità fitopatologiche con l’uso di prodotti e di tecnologie avanzate.
Proprio in questa ottica è stata sviluppata una collaborazione con il Consorzio Agrario Terrepadane, che ha consentito di mettere in campo la dimostrazione.
<Questo apparato, o robot come amiamo definirlo, denominato “ARA” – sostiene Sergio Togni, uno dei titolari di Agrico – è stato ideato e realizzato dalla società Svizzera ECOROBOTIX, di cui AGRICO è concessionaria. Questa barra irroratrice intelligente ha la capacità di riconoscere le infestanti dalla coltura e quindi decidere cosa trattare, ovvero se trattare solo la coltura in caso di fungicidi o insetticidi oppure solo le infestanti in caso di erbicidi. L’aspetto davvero interessante è che si può risparmiare fino al 90% di erbicida in base alla quantità di infestanti presente>.
Questo strumento rappresenta sicuramente la rivoluzione che stiamo vivendo in agricoltura e che avrà i suoi effetti nel breve periodo; infatti queste tecnologie sono già presenti sul mercato in molti paesi.
<Per la dimostrazione in anteprima – spiega Riccardo Barsantini, Direttore Commerciale di Agrico – abbiamo scelto Terrepadane perché è una realtà che investe molto nell’innovazione e a noi piace collaborare con chi ha a cuore il futuro dell’agricoltura in un’ottica di sostenibilità ambientale senza perdere di vista la massimizzazione delle produzioni>.
La macchina è stata provata presso l’Azienda Onesti di Fiorenzuola d’Arda, alla quale va il ringraziamento di Terrepadane per voce di Antonino Passalacqua, Direttore Operazioni di Terrepadane: <E’ nel DNA del Consorzio introdurre nuove tecnologie e in particolare questa macchina incontra l’esigenza di ridurre l’apporto di antiparassitari, utilizzandoli solo laddove è strettamente necessario in linea con il rispetto dell’ambiente e della produzione sostenibile. Siamo veramente soddisfatti di avere potuto organizzare questa prova, grazie alla preziosa disponibilità dell’azienda Onesti e del nostro centro macchine>.
Molto interessanti anche le prospettive, poiché sono allo studio molte altre implementazioni di queste tecnologie, che potrebbero sfociare con l’omologazione di droni terrestri, a motore elettrico, semoventi e autonomi. In questa ottica, si inseriscono anche le considerazioni del Direttore Generale di Terrepadane Dante Pattini: <L’impatto regolatorio che sta riducendo la disponibilità di molti principi attivi spingerà sempre di più verso l’uso di prodotti low risk, integrati con prodotti della chimica tradizionale e sistemi di distribuzione con modalità tali da permettere la salvaguardia dell’ambiente naturale e dell’uomo. Il tutto assicurando contemporaneamente anche la sostenibilità economica, attraverso una forte riduzione dei quantitativi richiesti per unità di superficie>.

TERREPADANE DA SEMPRE VICINA AL TERRITORIO

Ampliandosi progressivamente con acquisizioni e incorporazioni, il Consorzio piacentino copre oggi le agricolture delle province di Milano e Lodi e di Pavia, oltre che ovviamente di Piacenza, arrivando ad un fatturato che sfiora i 200 milioni di euro. Anche quest’anno, nonostante tutto, i dati economici del Consorzio – che non si è mai fermato – sono positivi e lasciano intravedere nuovi traguardi per il 2021. Ma quali sono le sfide più complesse, che il Consorzio sta intraprendendo? Quali gli scenari in cui nei prossimi mesi dovrà muoversi?

Domande complesse, alle quali risponde direttamente il presidente Marco Crotti.

<Da sempre – esordisce – il Consorzio agrario lavora insieme agli agricoltori per costruire il futuro che sogniamo. Queste sono le parole con cui abbiamo concluso il nostro video augurale per il 2021 e sono le parole su cui vogliamo salutare il nuovo anno. Il futuro del nostro settore è costruito sull’innovazione: da sempre il Consorzio agrario, che è una cooperativa di agricoltori, ha fatto della capacità di innovare la sua bandiera, comprendendo che proprio nell’orizzonte dell’innovazione stava la crescita della competitività e quindi la difesa del proprio reddito. In un momento come quello attuale, quando alle difficoltà di mercato si aggiungono quelle portate dalla pandemia, il ruolo di una cooperativa come la nostra diventa ancor più strategico: per questo è fondamentale – e l’abbiamo inserito anche nel nostro video – essere “insieme”, soprattutto nei momenti difficili >.

L’innovazione è quindi sempre stata la frontiera del Consorzio. Oggi come viene declinata?

<Innovare significa anche comprendere quali sono le chiavi strategiche su cui scommettere. Oggi la linea su cui muovere le proprie scelte è quella della sostenibilità. Arrivare a produzioni sostenibili, vuole dire andare incontro alle esigenze del mercato da un lato e quelle dello sviluppo da un altro. In agricoltura la strada verso la sostenibilità è già stata intrapresa da tempo con grande impegno di risorse e i risultati non si possono negare. Certo si può fare molto di più e in questa direzione come Consorzio siamo impegnati ai massimi livelli. La nostra grande alleata è ovviamente la tecnologia, che rende possibile performances che fino ad alcuni anni fa sembravano impossibili>.

La tecnologia è già entrata da tempo, come sappiamo, in agricoltura. Quali sono le nuove frontiere?

<Credo che ormai il fatto che l’agricoltura venga gestita con tecnologie d’avanguardia, sia un dato di fatto molto noto. Tutti i settori da quelli agronomici, a quelli zootecnici, passando per l’irrigazione e la gestione dell’azienda, sono ormai gestiti da supporti tecnologici, che vanno dal semplice computer ai potenti robot di mungitura. Lavorare con misure precise in un’ottica di agricoltura di precisione riduce fortemente l’impatto ambientale, poiché le operazioni vengono svolte solo quando e dove servono e i mezzi di produzione sono impiegati solo nella quantità utile. Oggi la normativa che accompagna il progetto Agricoltura 4.0 (il progetto con cui il Governo italiano favorisce il potenziamento della tecnologia in agricoltura ndr) offre agli agricoltori condizioni molto vantaggiose – ad esempio il credito di imposta – per dotarsi di sistemi sempre più sofisticati: Terrepadane coglie queste possibilità e le “traduce” in progetti concreti per gli agricoltori, integrandoli con l’aiuto dei tecnici, che apportano una assistenza qualificata>.

Queste agevolazioni si tradurranno anche in nuove possibilità per i giovani?

<Il comparto agricolo ha più che mai bisogno di giovani preparati e capaci. Per questo come Consorzio poniamo la massima attenzione alla relazione con le scuole agrarie: non a caso il nostro “progetto Natale” è stato proprio indirizzato agli Istituti tecnici agrari del nostro territorio, ai quali abbiamo donato 70 tablet proprio per favorire la didattica a distanza, ma anche per permettere ai ragazzi che non ne avevano le possibilità di essere dotati degli strumenti più moderni. Le scuole agrarie hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema agricolo: per questo dedichiamo loro un rapporto privilegiato>.

 

 

 

TERREPADANE MACCHINE: LA CASA DELL’AGRICOLTURA 4.0

Protagonisti di questo innovativo sistema di gestione aziendale sono in primo luogo le macchine agricole di nuovissima generazione, integrate con la guida satellitare e con un sistema di accesso alla piattaforma con la quale sono continuamente in dialogo.
<L’obiettivo del progetto – spiega Gian Battista Capoferri, Coordinatore Parts & Service e Responsabile dei sistemi satellitari del Consorzio – è semplice: mettere in connessione continua il lavoro dei campi con la gestione amministrativa e strategica dell’azienda. Attraverso un portale, dove sono state acquisite le foto satellitari, le aziende vengono mappate o direttamente sul campo dal trattore, che dispone di un’antenna satellitare, o dall’ufficio al computer. Per ogni campo vengono così registrate tutte le operazioni colturali nei minimi dettagli. Questo consente all’agricoltore di disporre di un archivio storico completo su cui potrà contare al momento di operare le scelte strategiche. Inoltre, ovviamente, il controllo di ogni operazione consente un utilizzo mirato di tutti i fattori di produzione, in un’ottica di sostenibilità, ma anche di attenzione ai costi. Infine, grazie a questo continuo dialogo tra macchina a computer, possiamo anche monitorare le performances del trattore nelle diverse condizioni>.
Così i nuovi trattori New Holland e Case diventano veri e propri partner degli agricoltori, anche in termini di miglioramento della gestione aziendale.
Per supportare questi importanti investimenti, gli agricoltori possono come è noto, utilizzare gli strumenti di agevolazione fiscale (e quindi finanziaria) messi loro a disposizione dalla legge, che prevede il vantaggio del credito di imposta per le aziende agricole che introducono tecnologia 4.0.
<Le agevolazioni fiscali – aggiunge Capoferri – hanno naturalmente funzionato bene per favorire l’acquisto di queste macchine, che si vanno sempre più diffondendo tra gli agricoltori>.
Il Consorzio Terrepadane dal canto suo ha investito in questa direzione, come chiarisce Stefano Luchetti, Responsabile Macchine: <abbiamo dedicato impegno economico e risorse umane a questo progetto con l’obiettivo di favorire la diffusione della tecnologia d’avanguardia, offrendo un servizio di consulenza qualificato e duraturo, in modo da affiancare i nostri agricoltori nell’acquisizione delle competenze utili alla gestione di questi strumenti>.

 

AZIENDA LA TOSA: DALLA COLLABORAZIONE CON TERREPADANE GRANDI RISULTATI PER IL VIGNETO BIOLOGICO

<Il nostro lavoro – spiega Stefano Pizzamiglio – non è solo produrre e vendere, ma anche offrire la possibilità di conoscere la cultura agricola a chi entra in contatto con la nostra realtà di “contadini del terzo millennio” animati da una grande passione per il vino e fortemente legati al territorio. Anche per questo motivo puntiamo, con il Museo, a tenere viva la memoria del passato del settore: un patrimonio di esperienze, che meritano di essere difese>.
L’azienda – nata nel 1984 – coltiva a regime biologico 19 ettari di vigneto: si tratta di una delle prime realtà del nostro territorio ad avere operato questa scelta, che sicuramente richiede grande perizia sul fronte tecnico.
Per questo i fratelli Pizzamiglio si sono affidati fin dall’inizio al Consorzio Agrario Terrepadane, con il quale hanno stretto una partnership divenuta sempre più interessante.
<Lavorando in regime bio – spiega Davide Vercesi Area Manager e Responsabile Articoli Vigneto di Terrepadane, che per 12 anni ha seguito l’azienda come tecnico agronomo del Consorzio – dobbiamo cercare di essere efficaci e tempestivi, potendo contare su un numero limitato di scelte operative. Per questo motivo, scegliamo le linee tecniche più moderne ed avanzate da un punto di vista tecnologico, garantendo un prodotto salubre con residui pressoché nulli>.
I prodotti utilizzati sono di origine naturale: <si va – continua Vercesi – dai classici rame, zolfo e piretro, (quest’ultimo usato contro Scafoideo, vettore della Flavescenza Dorata), fino ad arrivare ad altri prodotti sempre naturali, ma più innovativi, sia dal punto di vista della formulazione, che del meccanismo d’azione. Un esempio sono le essenze a base di olio d’arancio, bicarbonato di potassio ed induttori di resistenza>.
Questi ultimi funzionano da “attivatori” fisiologici, poiché simulano l’attacco di un patogeno portando la pianta alla formazione delle proprie difese naturali: in questo modo si ottiene una reazione naturale della pianta, senza l’utilizzo della chimica. <Basandosi sul fatto che la pianta ha delle capacità intrinseche di difesa, – spiega Luca Bricchi, tecnico agronomico di Terrepadane, che si occupa di difesa fitosanitaria – possono essere messe in atto soluzioni efficaci per contrastare gli stress biotici (funghi, insetti etc.) e abiotici (siccità, precipitazioni etc.), in modo da garantire una notevole riduzione di agrofarmaci. In particolare di rame, il cui limite annuo è stato recentemente abbassato dalle nuove normative, a soli 4kg/ha. Inoltre, è utile sostenere lo sviluppo equilibrato della vegetazione con un piano di concimazione fogliare che favorisca l’impiego di formulati ad azione fisionutrizionale attivati da componenti organiche biochimicamente attive. In questo senso, grazie all’impianto di produzione di concimi liquidi, Terrepadane ha messo a punto una linea di concimi fogliari specifici chiamata Nutri-elle>.

Il “nodo” della nutrizione

Sul tema della gestione nutrizionale del vigneto in conduzione bio è intervenuto anche Mauro Schippa, agronomo, FertiTeam Leader di Terrepadane, spiegando che <il viticoltore deve prima di tutto, fare attenzione all’utilizzo di formulati consentiti – a tal riguardo è bene controllare che l’etichetta riporti la dicitura “consentito in agricoltura biologica” – o verificare che siano iscritti al registro dei fertilizzanti per Biologico del SIAN (Sistema Informativo Agricolo nazionale). Terrepadane ha selezionato formulati affidabili dal punto di vista agronomico e conformi alla normativa, considerando che la gestione della nutrizione nel vigneto biologico debba essere messa in atto dando il tempo necessario ai singoli formulati di inserirsi nei cicli di biodisponibilità naturali del terreno, grazie a specifici processi di mineralizzazione. A tal riguardo, va chiarito che le tecniche per migliorare la nutrizione della vite in biologico devono essere applicate in via preventiva, piuttosto che curativa, non potendo disporre di tutte le tipologie di concime che sono invece utilizzabili nella viticoltura integrata>.

 

TERREPADANE: PER IL 2021 L’INNOVAZIONE PER LA NUTRIZIONE DEL POMODORO

Il Consorzio agrario Terrepadane, grazie al lavoro del suo gruppo specialistico sulla nutrizione delle colture – FertiTeam, coordinato da Mauro Schippa, Sales Specialist Senior e Fertiteam Leader di Terrepadane -, ha messo a punto due formulati per soddisfare le esigenze degli agricoltori.
<Gli incontri del Fertiteam trattano, infatti, la concimazione di precisione come strategia gestionale che consideri gli obiettivi produttivi sia quantitativi sia qualitativi, le esigenze effettive fisionutrizionali della coltura e le caratteristiche del territorio>, commenta lo stesso Schippa.
Secondo gli agronomi di Terrepadane, l’innovazione nella nutrizione vegetale si concretizza nella sempre più accurata scelta di componenti minerali di massima purezza e solubilità, che vengono fatte interagire con componenti organiche biochimicamente attive, per ottenere dei formulati completi ad azione fisionutrizionale.
Per conseguire un buon arricchimento di elementi nutritivi nel franco di coltivazione con la concimazione granulare in pre-trapianto, Terrepadane propone un nuovo formulato organo-minerale in forma granulare denominato TP Fert EVO. <Questo formulato – spiega Mauro Schippa – si caratterizza rispetto al precedente per il doppio contenuto di azoto organico, aminoacidi e estratti umici (sostanze organiche biochimicamente attive) ed un significativo aumento della quota di fosforo solubile in acqua di massima assimilabilità. In tal modo i vantaggi sono evidenti: si creano nicchie fisionutrizionali nell’intorno del granulo di concime dove si hanno le migliori condizioni per lo sviluppo dell’apparato radicale (rivitalizzazione della microflora del terreno, richiamo dei capillizzi radicali assorbenti, protezione degli elementi nutritivi evitando le tradizionali insolubilizzazioni e perdite di efficienza dei concimi tradizionali) e una biodisponibilità pronta e graduale di massima efficienza. Ricordiamo a tal proposito che creare i presupposti per il miglior assorbimento del fosforo permetta di ottenere il migliore accrescimento radicale e uno sviluppo iniziale robusto e completo della piantina>.
Sempre per favorire l’attecchimento e miglior sviluppo inziale delle piantine trapiantate, grazie alle tecnologie produttive dell’impianto di concimi liquidi Multi Liquid, Terrepadane ha messo a punto un concime organo-minerale liquido da utilizzare al momento del trapianto in modo localizzato denominato Nutrifield Start. <Si tratta – afferma Schippa – di un concime organo-minerale liquido con un significativo contenuto di azoto organico, attivato con estratti umici: si ottiene in tal modo una pronta biodisponibilità del fosforo apportato e una stimolazione diretta dell’apparato radicale.”
<Queste nuove proposte tecniche – aggiunge Schippa – si affiancano al già collaudato concime completo NPK con una quota di azoto ricoperto (Multicote Agri Tomato), che garantisce biodisponibilità azotata pronta e progressiva ed alla linea dei concimi liquidi a reazione acida e biochimicamente attivi (FertiDEA).
L’insieme di queste soluzioni tecniche offre la possibilità di garantire una nutrizione mirata ed efficiente del pomodoro da industria in un contesto di intensificazione colturale sostenibile>.

ALLEVAMENTO DA CARNE E BENESSERE ANIMALE: UN CONNUBIO POSSIBILE

La mandria di circa 90 capi (che però in momenti di punta può arrivare anche a 120) è gestita in stabulazione libera, in modo da garantire agli animali – anche grazie all’ampio paddock – le migliori condizioni di benessere, che nel caso di questo allevamento vanno ben oltre gli obblighi di legge.

<Siamo molto attenti – spiega Niccolò Lavezzi – e favoriamo in tutti i modi una gestione sostenibile del nostro allevamento. I nostri animali vengono alimentati in modo equilibrato con una razione che punta a favorirne la crescita armonica, senza “spingere” eccessivamente. Una particolare attenzione viene posta sulla sanità della razione (per la quale si adotta la tecnica unifeed): per questo da tempo abbiamo eliminato quasi completamente l’utilizzo di antibiotici>. “La nostra famiglia coltiva la terra e alleva il bestiame da innumerevoli generazioni. Siamo orgogliosi – aggiunge Niccolò Lavezzi – di fregiarci di questo marchio, perché crediamo tantissimo nel territorio piacentino e nelle sue risorse.”

I fratelli – che provengono infatti da una famiglia di agricoltori che gestisce l’azienda da più di 150 anni – da tempo hanno stretto una collaborazione con il Consorzio agrario Terrepadane, al quale si affidano per l’alimentazione e per l’assistenza tecnica.

<Abbiamo messo a punto un piano alimentare – chiarisce Angelo Romanelli, veterinario di Terrepadane, esperto di lungo corso di alimentazione e di buiatria –, che riesce grazie all’utilizzo di alcuni prodotti molto efficaci, a far conseguire agli allevatori buoni risultati in termini di redditività, garantendo al tempo stesso il massimo benessere degli animali>.

Protagonista dell’alimentazione nella fase di ingrasso è infatti un mangime della nuova linea Tonale TP, formulato dal Consorzio, che presenta caratteristiche molto interessanti e che somministrato insieme al fieno, proposto a volontà, permette agli animali di conseguire ottime performances produttive, mantenendo allo stesso tempo una buona funzionalità ruminale.
Il programma alimentare si completa poi in fase di finissaggio con una miscela di farina e fiocchi di mais Tonale Multimix, l’ultima novità messa a punto dai nutrizionisti di Terrepadane.

<Un programma semplice e molto sano – conclude Romanelli – che valorizza le grandi potenzialità di questa splendida razza>

Gli ottimi risultati produttivi dell’azienda, inducono gli allevatori a pensare anche ad un nuovo progetto, ossia quello di dotarsi di uno spaccio aziendale, dove commercializzare la propria carne, che per ora viene venduta ai privati solo su prenotazione con grandissima richiesta.
Questa azienda rappresenta una garanzia per il consumatore che può contare su carne di ottima qualità, genuina e controllata. “L’Allevamento Camatta incarna appieno uno dei temi fondamentali della Mission del Consorzio – conclude Stefano Zaupa, Responsabile Settore Zootecnico di Terrepadane – ovvero contribuire allo sviluppo dell’agricoltura nei territori in cui il Consorzio opera, attraverso il supporto alle aziende agricole e zootecniche fornendo tutti i servizi finalizzati alla valorizzazione delle produzioni agricole italiane. Tutto questo nel pieno rispetto dell’ambiente e con assoluta garanzia di sicurezza alimentare per la società.”

 

 

TERREPADANE: UNA DIMENSIONE SOCIALE CHE NON PERDE DI VISTA SOLUZIONI CONCRETE

<Il giorno di San Martino – spiega il presidente Marco Crotti – si è chiusa un’annata agraria partita con la forte preoccupazione per il Covid, ma che ha visto fortunatamente un andamento climatico abbastanza favorevole per tutte le colture, tranne che per i cereali autunno vernini che hanno subito un forte calo produttivo causato dalla siccità primaverile. Tutte le altre colture hanno avuto ottime rese sia in quantità che qualità con mercati tonici: solo il comparto destinato al mercato dell’H.O.R.E.C.A. come il vino ha pagato l’effetto del lockdown>.

In questo contesto come si è inserito il Consorzio Terrepadane?

<Terrepadane chiude un’annata molto positiva, iniziata tra mille difficoltà causate dal lockdown, ma che grazie all’impegno e alla passione dei nostri collaboratori, si è conclusa in modo positivo, garantendo servizio e vicinanza a tutti i nostri soci/clienti. La pandemia ha fatto riscoprire valori importanti di cui il mondo agricolo è custode privilegiato, come il valore del cibo, la sicurezza alimentare, la prossimità, il territorio, basti ricordare le code ai supermercati e la fuga dalle città. Quello della vicinanza al territorio rurale è un valore forse da troppo tempo dato per scontato, ma che proprio nella estrema difficoltà ha rivelato il suo “peso” fondamentale per la vita stessa della Società.
In questa dimensione, la pandemia ha permesso di affrontare una riflessione circa la riscoperta della “valenza sociale” di un’azienda come il Consorzio agrario, che deve rispondere, si alla logica dei numeri, nel giusto equilibrio tra efficienza e servizio, ma che non ha come suo fine il profitto, essendo una cooperativa a “mutualità prevalente”.  Il Consorzio è un’azienda che prima ancora che di concimi o gasolio è fatta di uomini, di relazioni e di fiducia che sono il suo vero grande valore costruito nel tempo a servizio del territorio e delle sue imprese, che hanno sempre bisogno di risposte concrete per la loro crescita>.

Oggi si parla tanto di “sostenibilità”. Come viene declinato questo concetto in un’azienda come il Consorzio Terrepadane?

<Proprio nella sostenibilità e nella modalità in cui viene coniugata risiede nostra etica, che ci permette di offrire alle imprese servizi che possano migliorare la loro redditività, che si reggono sull’innovazione e la tecnologia. Proprio alla base di questi due “pilastri” del nostro agire sta la volontà di conciliare sempre più le tecnologie con il rispetto e la tutela dell’ambiente e delle sue risorse, che dobbiamo usare, non consumare. Per Terrepadane il fattore umano è al centro di ogni innovazione, investendo continuamente sui giovani, che non a caso spesso “escono” dalla nostra prestigiosa Facoltà di Agraria.
Con la Cattolica collaboriamo su diversi progetti: ne è esempio quello molto interessante ed innovativo relativo alla ricerca ed applicazione dei “biostimolanti”, una nuova e rivoluzionaria frontiera, che permetterà di apportare fertilità ai terreni senza l’utilizzo di chimica>.

Tra i progetti più consolidati di Terrepadane, c’è quello dei progetti di filiera. Quali sono le novità 2020?

<La nostra concretezza ci ha portato quest’anno ad offrire con successo, diversi nuovi contratti di filiera per i cereali con l’obbiettivo di dare garanzie su prezzi, pagamenti, ma soprattutto premiare i produttori che partecipano a percorsi di qualità condivisi con l’utilizzatore finale, questo per cercare di uscire dall’ottica di vedere il frumento come commodities indistinta, contrastando quella volatilità dei prezzi, identificata dagli economisti come vera “piaga” del sistema agricolo. Un tema che abbiamo coniugato anche sui cereali biologici: in questo ambito da alcuni anni abbiamo concentrato un importante investimento finalizzato a dare valore aggiunto a queste produzioni, particolarmente nelle aree svantaggiate, dove svolgono un’impagabile funzione di presidio e tutela del territorio, della quale non ci possiamo ricordare solo a parole>.

Contratti di filiera: una soluzione vincente anche per i territori svantaggiati

Rappresentano un esempio virtuoso di come l’agricoltura piacentina sia da sempre capace di innovare e di trovare soluzioni vincenti, che sposino reddittività delle imprese con sostenibilità, anticipando in questo caso anche gli orientamenti della stessa Unione europea, che nella nuova Pac valorizza questi contratti come strumenti di miglioramento del valore aggiunto dei prodotti, soprattutto nelle aree svantaggiate. Stiamo parlando dei contratti di filiera-cereali, che il consorzio agrario propone con successo agli agricoltori da anni.
A parlarne è Marco Cappelli, Responsabile Cereali di Terrepadane, che spiega: <I nostri contratti – chiarisce – ci vedono da anni in collaborazione con le principali aziende di trasformazione: dalla Barilla che è stata la prima, a nuove aziende che si sono aggiunte della portata di Galbusera e della piacentina, Molino Dellagiovanna>.
Cappelli spiega anche come in questi ultimi anni vi sia stata grandissima attenzione al comparto del biologico, per il quale si sono studiate soluzioni specifiche: mi sto riferendo ai contratti cereali pensati per il biologico, ma anche a quelli girasole – coltura per la quale quest’anno sono stati ritirati addirittura 600 quintali -, pisello, favino e altre colture “minori”>.
Cappelli aggiunge che proprio con questi contratti si punta a offrire una soluzione soprattutto alla collina, dove queste colture, caratterizzate da una buona rusticità, possono offrire un’alternativa colturale interessante.
Anche per i cereali, tuttavia, sembra vi siano movimenti sui mercati, con un’inversione del trend al ribasso che ha purtroppo caratterizzato gli ultimi anni: <I listini dei cereali – specifica l’agronomo – stanno vedendo dopo l’estate una ripresa non indifferente e questo perché da un lato la siccità estiva ha portato a notevoli peggioramenti della produzione in aree tradizionalmente molto vocate (si parla di perdite addirittura del 30% in Francia e anche del 50% nei paesi dell’est, particolarmente in Romania); dall’altro molti Paesi come alcuni del Nord Africa hanno fatto scorte di cereali in vista di possibilità problemi derivanti dalla pandemia; mentre altri come ad esempio la Russia, hanno messo dazi all’esportazione per tenere in Patria le produzioni. Il tutto con pesanti ricadute sui corsi dei cereali, di cui – ricordiamo – l’Italia è grande importatore>.

LA VITICOLTURA SOSTENIBILE CHE PIACE AI CONSUMATORI

Un progetto molto interessante è quello che l’azienda Valla sta portando avanti in collaborazione con il Consorzio Agrario Terrepadane per la lotta biologica alla temibile tignoletta della vite (Lobesia botrana), un lepidottero fitofago che può causare gravi problemi.
<Quest’anno – spiega Valla – abbiamo sperimentato la lotta biologica attraverso feromoni che inducono confusione sessuale su un appezzamento dove in passato si erano riscontrati problemi piuttosto gravi: i risultati sono stati buoni, tanto che il prossimo anno estenderò l’utilizzo di questa tecnica a tutta l’azienda>.
Il supporto tecnico e i mezzi tecnici con cui erogare i feromoni vengono forniti da Consorzio agrario Terrepadane: <Collaboriamo già da tempo – spiega Andrea Bossi, tecnico di Terrepadane – con questa azienda. Davide è un imprenditore molto attento all’utilizzo di politiche a basso impatto ambientale e in questo caso ricorrere ai feromoni ci ha permesso di risolvere un problema che altrimenti sarebbe stato molto grave>.
Infatti, in una fase di pre-raccolta durante la quale non è possibile trattare con prodotti chimici di sintesi che possono lasciare residui nella coltura e nelle conseguenti operazioni di vinificazione, il problema della Tignoletta, se non opportunamente affrontato, rischia di compromettere la salubrità delle uve.
Luca Bricchi, giovane tecnico di Terrepadane aggiunge: <Per le viti sono pericolose soprattutto le larve di Tignoletta nate nelle ultime generazioni che praticano profondi fori di penetrazione negli acini, causando un grave danno sia quantitativo sia qualitativo; grazie al nostro monitoraggio attento e costante delle trappole abbiamo evitato questo problema>.
<L’implementazione di tecniche sostenibili, oltre che rappresentare un risparmio economico che può arrivare anche al 30%, genera un notevole valore aggiunto che i consumatori apprezzano – commenta l’Area Manager di Terrepadane Davide Vercesi – ribadendo la mission del Consorzio volta a valorizzare il mondo agricolo con mezzi tecnici e servizi innovativi.
<L’impegno nella direzione della sostenibilità – conclude l’imprenditore Valla – viene recepito molto positivamente sia da chi acquista il vino in azienda (dove si fa vendita diretta ndr); che dalle enoteche e dai ristoranti>.

E in tempi di Covid?

Valla non si scoraggia e ha messo a punto un sistema di vendita on line: <già questa primavera – chiarisce – aveva dato buoni risultati; poi con il ritorno dei consueti canali, il ritmo delle richieste on line era diminuito. In queste settimane invece, con le nuove restrizioni, gli ordini hanno ripreso a crescere>.

ARATURA E OPERAZIONI PIU’ SOSTENIBILI GRAZIE ALLA TECNOLOGIA

A spiegarne le ragioni, provvede Paolo Arata, agricoltore di lungo corso che con la famiglia conduce l’azienda di Carpignana di Rivergaro, che spiega: <i nostri terreni tendenzialmente argillosi richiedono un adeguato drenaggio: per questo l’aratura diventa importante. Inoltre anche per il controllo delle infestanti questa pratica assume una funzione insostituibile>.

Non di meno, le condizioni climatiche attuali – in agosto al momento delle arature, le temperature sono ancora molto alte ed è sufficiente una precipitazione per facilitare il proliferare di infestanti – impongono di intervenire poi sul terreno con altre lavorazioni per eliminare le infestanti.

Il tutto si traduce per gli agricoltori in un notevole dispendio economico:

<Dobbiamo attrezzarci con trattori di potenza molto elevata, sia per le lavorazioni che dobbiamo fare, che per le dimensioni aziendali, ma anche per i tempi strettissimi all’interno dei quali dobbiamo riuscire a lavorare. Non solo. Le macchine devono essere sempre più “intelligenti” e anche per questo richiedono manutenzioni sempre più complesse e procedure di adeguamento continue, tra cui non ultima, quella per l’AdBlue (l’additivo composto al 32,5% di urea in acqua demineralizzata, che abbassa drasticamente le emissioni di ossidi di azoto>.

L’azienda Arata si è appena dotata – acquistandoli da Consorzio Terrepadane, grazie al Credito d’Imposta – di 6 nuovi trattori che vanno da 120 a 380 cavalli tutti di marca Case IH, attraverso i quali sarà possibile migliorare la gestione di tutte le operazioni.

<Queste macchine – spiega l’agricoltore – ci permetteranno di efficientare le operazioni, guadagnando allo stesso tempo in sostenibilità. Si tratta infatti, di trattori d’avanguardia in termini di tecnologia e soddisfano ogni tipo di esigenza. Attrezzati con telemetria – ossia la tecnologia informatica che permette ai tecnici di intervenire sulla macchina attraverso un collegamento on line, quindi senza la presenza di un tecnico in azienda -, queste macchine potranno essere gestite in un futuro molto prossimo direttamente dalla sede del Consorzio, limitando le perdite di tempo e di denaro>.

Ovviamente questi trattori sono anche integrati con la guida satellitare, che consente l’applicazione dell’agricoltura di precisione, dosando quindi scientificamente i mezzi di produzione con risparmi ambientali e economici : <i costi che dobbiamo sostenere complessivamente impiegando così tanta tecnologia– aggiunge ancora Arata – sono molto considerevoli (e non sono certamente ripagati del tutto dalle economia dell’agricoltura di precisione); tuttavia, essendo noi agricoltori i principali custodi dell’ambiente, che è il nostro primo ed insostituibile fattore produttivo, ci viene naturale abbracciare un approccio sostenibile>.