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Il successo dell’allevamento parte dalla foraggicoltura

<La valorizzazione del foraggio all’interno della razione – chiarisce Stefano Zaupa, Responsabile Settore Zootecnico di Terrepadane – è quindi necessaria al fine di migliorare l’autosufficienza foraggera dell’azienda zootecnica, puntando così a contenere la dipendenza dal mercato dei proteici e foraggi extra aziendali. In questo senso, vi sono numerosi esempi che dimostrano come sia possibile sostituire le proteine della soia con quelle di un fieno di erba medica di altissima qualità, senza compromettere le caratteristiche casearie e le rese in formaggio del latte prodotto>.
Perché ciò avvenga la condizione necessaria è che le tecniche di coltivazione, raccolta e conservazione mantengano eccellenti livelli di qualità del foraggio.
<A tal fine – continua l’esperto – risulta fondamentale il servizio di assistenza tecnica in stalla che viene offerto dai tecnici alimentaristi di Terrepadane, che indicano il seme/miscuglio da utilizzare, il periodo ottimale di raccolta e le tecniche di conservazione sia che si tratti di foraggi affienati, fasciati o insilati. Il tutto con la corretta specifica del loro utilizzo in razione in funzione delle analisi reali effettuate in laboratori accreditati e/o direttamente in stalla con apparecchi NIR portatili estremamente affidabili, di cui i nostri tecnici sono dotati>.
Si tratta di analisi fondamentali, in quanto i foraggi sono estremamente variabili per quanto riguarda la loro composizione (tenore in proteina e fibra) e questa mancanza di costanza rischia di influenzare e spesso limitare il potenziale di ingestione di sostanza secca da parte degli animali.
<Per questo – continua Zaupa – non tanto la tipologia di foraggio (leguminosa, graminacea, insilato o affienato), ma la loro qualità e salubrità in funzione dell’epoca di raccolta sono strategici in un’ottica di massimo impiego in razione>.
Parlando ad esempio di medica, le condizioni per ottenere un’eccellente qualità del foraggio in campo sono l’anticipo dello sfalcio o comunque la sua esecuzione non dopo la fase di inizio fioritura: successivamente l’attenzione va posta a tutti gli accorgimenti e alle tecniche che consentono di salvaguardare la qualità di partenza, minimizzando le perdite in campo ed ottimizzando la conservazione.
<Un insieme – conclude Zaupa – di osservazioni non sempre semplici, per le quali risultano preziosissimi i consigli di un servizio tecnico efficiente e moderno, che ha come obiettivo il raggiungimento del maggior reddito possibile per l’allevatore>.

 

Fonte: Libertà e Terrepadane

Parte sempre dalla foraggicoltura il successo dell’azienda zootecnica

<Un insieme di eventi – spiega Stefano Zaupa, responsabile settore mangimi del Consorzio Agrario Terrepadane – che in molti casi ha reso difficile il raccolto di questo primo taglio, faticando ad irrigare adeguatamente le coltivazioni a causa della carenza di acqua. In sostanza, gli allevatori che sono riusciti ad anticipare il raccolto di maggio non hanno avuto problemi (anche se si sono dovuti accontentare in termini di quantità prodotto); mentre per gli altri non è stato facile ottenere risultati accettabili, tanto che molti lamentano uno scadimento nutritivo del prodotto>.
Nel frattempo, sempre sul fronte della foraggicoltura si stanno affermando in Pianura Padana nuove tendenze, vista la crisi che il mais sta attraversando già alcuni anni:
<La scorsa annata – continua Zaupa – sarà ricordata per le enormi difficoltà che ha portato con sé relativamente alla coltivazione del mais. Infatti, in generale il prodotto portato a casa degli allevatori non è stato all’altezza delle aspettative e ci sono stati casi in cui il tenore in amido non ha superato i 20 punti percentuali! Dal nostro punto di vista, questi primi 5 mesi del 2023 hanno visto un notevole incremento delle quantità di mangimi composti commercializzati come Terrepadane con una crescita in volume di 50mila quintali e con risultati più che soddisfacenti per i nostri Soci clienti produttori di latte>.
Tra le novità che si stanno affermando in sostituzione del mais da foraggio in territorio lombardo e che anche gli allevatori piacentini stanno guardando con interesse, ci sono i cosiddetti miscugli tra leguminose e graminacee, che si stanno dimostrando foraggi particolarmente interessanti da insilare. Infatti, con un unico prodotto, si possono apportare amidi e proteine derivanti rispettivamente dai cereali e dalle leguminose.
In realtà, non si tratta di una vera novità, poiché questo sistema di coltivazione trova nei nostri areali una diffusione, seppur limitata da anni: oggi però, grazie ai progressi raggiunti in termini di varietà colturali e tecniche di raccolta, è possibile insilare ad uno stadio di maturazione più avanzato con migliore risultato in termini nutrizionali.
<Questi prodotti – chiarisce ancora Zaupa – offrono caratteristiche nutrizionali molto interessanti con tenori proteici anche del 14% e una buona qualità della fibra, che garantisce un’adeguata digeribilità e valorizza la funzionalità del rumine. Non da ultimo, va tenuto presente che questi miscugli rispetto, ad esempio, ad un insilato di frumento, espongono a minori problemi di allettamento. Certo, utilizzando questo tipo di prodotto, è opportuno prevedere un’integrazione con farina di mais, oppure un’adeguata grassatura della razione che consente di ottenere livelli energetici adeguati alle produzioni di latte. Per questo la nostra proposta anche per i miscugli è sempre personalizzata, in funzione delle caratteristiche dell’azienda e mediata dai nostri consulenti. In particolare, in momenti come quello estivo, quando il rischio di fermentazioni anomale è veramente dietro l’angolo, diventa strategico prevedere anche integrazioni, ad esempio, con acidificanti e assumere decisioni mirate sul fronte del management (ad esempio gestire l’alimentazione con due carri, invece che con uno)>.
<Anche e soprattutto in ambito zootecnico – sintetizza Stefano Zaupa – la nostra consulenza punta a massimizzare la redditività dell’azienda e quindi a calibrare ogni tipo di intervento sulla base di un rigido bilancio tra costi e benefici economici. Che però – e questo aspetto va sempre tenuto ben presente – passa inevitabilmente per il mantenimento di elevati standard di benessere degli animali, particolarmente delle bovine da latte>.
<Attraverso una accurata consulenza – spiega il presidente di Terrepadane, Marco Crotti – la nostra cooperativa, ha da sempre impattato sullo sviluppo delle aziende, introducendo innovazione sia tecnologica, che metodologica e contribuendo così in modo concreto ad una crescita della loro competitività>.

Fonte: Libertà

 

CONSERVARE I FORAGGI PRESERVANDO L’AMBIENTE

In particolare, la conservazione dei foraggi costituisce un passaggio della filiera zootecnica da latte, in cui l’uso della plastica può e deve essere ridotto.
Proprio questo è l’obiettivo di “Plastic-Less-Milk-Sustainability”, il Goi (ossia un gruppo costituito da realtà diverse che si riuniscono per trovare soluzioni concrete ad un problema o per sviluppare un’idea innovativa nell’ambito di un progetto finanziato dal Programma Europeo di Sviluppo Rurale), che vede tra i partner vede l’Università Cattolica di Piacenza (capofila il Centro Ricerche Produzioni Animali). La sperimentazione viene svolta presso la stalla sperimentale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Centro di ricerca Romeo ed Enrica Invernizzi per le produzioni lattiero – casearie sostenibili – CREI) di San Bonico.
Il progetto, realizzato nell’ambito del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 dell’Emilia-Romagna, punta a migliorare la competitività dei produttori primari.
Nello specifico l’obiettivo del Piano è ridurre il tenore dei consumi di plastica, impiegata per la conservazione dei foraggi, nell’azienda zootecnica: per la filiera del Grana Padano in particolare, il focus è sui teli per la copertura delle trincee degli insilati.
E proprio ai teli innovativi è dedicata la prova in corso di San Bonico: nello specifico viene testata una nuova soluzione nel campo delle plastiche per la conservazione dei foraggi per la produzione di latte, che permette una riduzione del 45% delle coperture ecologiche per conservare i foraggi, raggiungendo allo stesso tempo, performance molto elevate dal punto di vista nutrizionale.
La sperimentazione condotta appunto presso la stalla dell’Università Cattolica è gestita dal punto di vista scientifico, dal prof. Antonio Gallo, docente presso l’Ateneo del Sacro Cuore, che spiega che la prova <ha messo a confronto due soluzioni alternative: una tradizionale e una innovativa che comporta un uso di plastica ridotto del 45%. Un quantitativo di trinciato integrale di mais destinato all’alimentazione dei bovini è stato “coperto” con film low plastic, mentre un altro con teli tradizionali in polietilene. I primi risultati hanno evidenziato che nella parte della trincea coperta con il telo tradizionale in polietilene e senza rete di protezione anti-corvi, sono state riscontrate delle zone in cui è avvenuto lo sviluppo di muffe e probabilmente anche di lieviti, che sono microorganismi indesiderati negli insilati in quanto peggiorano la qualità dell’alimento da destinare agli animali. Questa condizione di ridotta qualità degli alimenti è stata causata dalla rottura dei teli che hanno permesso l’ingresso di ossigeno nella massa stoccata, condizioni che invece non si è verificata nella soluzione alternativa dove, la presenza della rete anticorvi (che preserva da rotture) e le membrane a bassa permeabilità di ossigeno, hanno favorito lo sviluppo di microflara “benefica” e utile per la conservazione del trinciato di mais. L’impiego di questa soluzione innovativa (teli anti-corvo e film low plastic a barrie di ossigeno) ha di fatto ridotto anche gli sprechi di trinciato integrale di mais, migliorando nel contempo la qualità nutrizionale per gli animali. Nei prossimi mesi avremo ulteriore dati a disposizione per valutare, anche da un punto di vista economico, i reali benefici dovuti all’adozione di questa tecnica innovativa>.
A spiegare il ruolo dei nuovi film tecnici di nuova generazione provvede Marco Colombo di Pardini Lab., che chiarisce: <si tratta di tecnologie che creano un effetto barriera totale all’ossigeno. Una soluzione sviluppata da Manifatture Norberto Pardini & Figli Spa dì Camaiore (Lucca), che contribuisce a risolvere uno dei problemi storici della zootecnia: la formazione del cosiddetto “cappello”, ossia quella zona del fronte della trincea, dove la disponibilità di ossigeno stimola la crescita dei lieviti, che degradano gli acidi e innalzano il pH e la temperatura della massa, aprendo la via allo sviluppo di altri microrganismi come muffe e batteri aerobi che ne continuano l’alterazione. Questo fenomeno comporta oltre al rischio che la razione diventi portatrice di fattori antinutrizionali; anche una perdita di prodotto. Due rischi che oggi gli allevatori non possono certo permettersi!>.
Del resto, proprio la correttezza delle tecniche di preparazione delle trincee vanno di pari passo alla garanzia di ottenere un insilato di qualità dal punto di vista nutrizionale, con conseguente impatto positivo sul bilancio dell’azienda. Ben lo sa Terrepadane, che vede in questi teli di moderna concezione una soluzione che, perseguendo gli obiettivi che un’ottima copertura deve avere (ossia, evitare la permeabilità all’ossigeno e l’insorgenza di muffe che poi portano a scarti di prodotto), mette l’azienda al riparo dai danni economici che uno scarto importante di prodotto potrebbe causare.
“La Mission di Terrepadane – chiarisce Stefano Zaupa, responsabile zootecnico di Terrepadane – è proprio quella di supportare le aziende agricole e zootecniche, fornendo servizi tecnici finalizzati alla valorizzazione delle produzioni e all’annullamento degli scarti. Si tratta di obiettivi dei quali siamo da sempre consapevoli, ma che stanno acquesendo una valenza ancora maggiore in questa situazione storica, nella quale è necessario più che mai lavorare con la massima efficienza per poter garantire la sopravvivenza delle nostre realtà agricole e zootecniche che operano nel nostro territorio e che sono di fondamentale importanza per lo sviluppo della nostra economia. Innovazione tecnologica e ricerca, associate all’assistenza tecnica sul campo, sono quindi, oggi più che mai, un valore aggiunto insostituibile che il nostro Consorzio garantisce da sempre”.

 

Fonte: Libertà

 

SCROCCHI, ALLEVATORE PER PASSIONE FORTEMENTE LEGATO A TERREPADANE

Ecco perché se parliamo della famiglia Scrocchi di Borgonovo e della azienda zootecnica che gestisce, non possiamo non ricordare una lunga storia di impegno, sacrifici e successi, il cui effetto benefico si è riversato su tutti.

Protagonista di questa storia Pierluigi Scrocchi, oggi titolare dell’azienda, che dei genitori Ettore (scomparso nel 2000) e Valda ha ereditato la tenacia e la passione: <Mio padre e mia madre – racconta l’allevatore – hanno iniziato con poche centinaia di pertiche in affitto. Poi, nel 1974, l’acquisto dell’azienda che allora contava 18 vacche! I sacrifici sono stati molti, da parte di entrambi, soprattutto da parte di mia madre, che oltre al lavoro, si è sempre occupata di noi tre, senza mai trascurare nessun aspetto. Nel ’78 fu inaugurata la prima stalla con 40 capi in lattazione: dal 1989 la dimensione è cambiata, passando a 200 capi (una mandria in produzione del tutto ragguardevole per allora ndr)>.
Da allora gli ampliamenti si sono susseguiti e oggi l’azienda Scrocchi, una delle più grandi della provincia – gestisce una mandria di oltre 1000 capi, allevata in vari corpi aziendali gestiti con modalità diverse.
<Nel 1996 – continua Pierluigi – abbiamo acquistato una seconda azienda a Mottaziana e da allora gli ampliamenti si sono susseguiti fino allo scorso anno, quando è stato effettuato l’ultimo>.

Ma quel è il segreto del successo di un’azienda di queste dimensioni?

<Il primo requisito che un allevatore deve avere per poter svolgere questa professione è quello di essere animato da una grande passione. Personalmente credo di averla ereditata dai miei genitori e che scorra nelle mie vene insieme al sangue! Certo, è molto importante anche il clima familiare, perché il nostro lavoro è la nostra vita e le due dimensioni non possono essere mai divise. In questo senso devo ringraziare mia moglie Monica per l’impegno e la dedizione, che spesso costituiscono un sostegno insostituibile. Un altro aspetto molto importante è quello della coesione e dell’intesa con i propri collaboratori>.

In questo senso, l’azienda Scrocchi è molto evoluta, poiché viene gestita con un vero e proprio organigramma, con cui vengono codificate tutte le funzioni e le responsabilità (con tanto di mansionari specifici) dal veterinario aziendale – il numero uno dell’azienda, dal punto di vista operativo – in giù.
Il nome di Pierluigi Scrocchi è però legato a doppio filo anche al Consorzio Agrario, di cui Pierluigi è stato consigliere e poi presidente dall’inizio del 2000, fino al 2012: <La mia relazione con il Consorzio – spiega – è sempre stata importante e lo è anche ora, poiché l’approvvigionamento della mia azienda viene gestito completamente da Terrepadane, dalle materie prime proteiche ed energetiche fino ai sali minerali, dagli integratori vitaminici per vacche in lattazione e in asciutta appositamente preparati per la mia azienda, ai mangimi e latte in polvere per vitelli.  Certamente poter contare su una partnership solida e comprovata rappresenta per me un vero elemento strategico e una grande risorsa per il nostro territorio>.

Quale è dunque il consiglio che Pierluigi Scrocchi, si sentirebbe di dare ad un giovane agricoltore?

<E’ quello che do da sempre ai miei figli (Matteo, già alle superiori, già molto interessato all’agricoltura e Chiara, che frequenta ancora le medie): siate agricoltori preparati e non abbiate paura di studiare, prima di dedicarvi al lavoro in azienda. Oggi più che mai questo lavoro richiede preparazione e competenza e per questo la sola esperienza non basta, ma è indispensabile lo studio>.

Una partnership solida e continua con il Consorzio Agrario

<Seguo l’azienda Scrocchi da circa 20 anni – afferma Angelo Romanelli, veterinario e nutrizionista animale di Terrepadane – assistendo nel tempo all’aumento del numero di capi, all’evoluzione delle strutture e della qualità del latte destinato a Granarolo e a Grana Padano. Tra i prodotti forniti da Terrepadane merita un cenno il mangime per vitelli in svezzamento e accrescimento VIT COX formulato nello stabilimento Emilcap di Parma – continua Romanelli – che contiene estratti vegetali contro le parassitosi intestinali.>. Sulla mission del Consorzio Agrario si sofferma invece Stefano Zaupa, responsabile zootecnico Terrepadane, chiarendo come l’obiettivo sia quello di «offrire prodotti e servizi a 360 gradi, dal campo alla stalla. Un ruolo estremamente importante in questo senso è giocato dall’assistenza personalizzata, sia agronomica che zootecnica, in grado di garantire
reddito agli imprenditori agricoli>.