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PIU’ DI 1 SECOLO DA PROTAGONISTA PER IL CONSORZIO AGRARIO PIACENTINO

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NELL’ANNO DEL COVID TERREPADANE PREMIA I SOCI

<Il 2020 – spiega il presidente Marco Crotti – è stato un anno difficile, forse il più duro dagli anni del dopoguerra sia per la pandemia che per l’attacco informatico subito da Terrepadane lo scorso ottobre. Nonostante ciò, però, il Consorzio è riuscito a non fermarsi e soprattutto a contribuire in modo importante a permettere che le aziende agricole dei nostri Soci potessero continuare a lavorare. Grazie alle scelte strategiche del Consiglio, ad un’organizzazione meticolosa e rodata negli anni, ad un management attento e scrupoloso e – soprattutto – all’impegno e alla responsabilità dei dipendenti, possiamo dire di aver centrato l’obiettivo. I dati di bilancio 2020 sono positivi, in controtendenza nello scenario economico del Paese e ci consentono di affermare – non senza orgoglio – il primato del settore primario, che dimostra ancora una volta di saper veramente guidare il Paese anche e soprattutto nei momenti più bui>.
Crotti spiega anche che <anche se complessivamente il comparto agricolo risulta essere tra quelli che hanno sofferto meno dei riscontri economici della pandemia, le aziende agricole dei nostri Soci in molti casi non hanno potuto solcare senza scossoni il periglioso guado dell’emergenza sanitaria; per questo abbiamo preso la decisione di sostenere i bilanci con un’iniezione di liquidità. In pratica, anziché ridistribuire i ristorni sotto forma di azioni del Consorzio – come abbiamo fatto dal 2013 al 2019, distribuendo 47mila azioni per un valore di oltre 1 milione 200 mila euro – quest’anno le assegnazioni saranno economiche e consteranno in oltre 350mila euro (oltre 1 milione 500 mila euro in totale distribuiti ai Soci dal 2013 al 2020)>.
La strategia messa in atto dal Consiglio ha anche riguardato il miglioramento della solidità patrimoniale del Consorzio: <Siccome riteniamo – dice ancora il presidente – che il patrimonio sia alla base della stabilità della cooperativa, abbiamo lavorato per migliorarlo. Tanto che negli ultimi 10 anni il valore del patrimonio del Consorzio è raddoppiato, fino a oltre 17milioni di euro>.
L’anno che si è chiuso ha visto note positive anche sul fronte degli aspetti finanziari, come rileva direttamente Luca Bazzini, Direttore Amministrativo di Terrepadane: <È importante sottolineare che nel corso del 2020 gli istituti bancari – in particolare la banca locale – hanno affiancato efficacemente l’operatività di Terrepadane e, coerentemente agli indicatori di solidità evidenziati nei bilanci approvati, hanno assicurato risorse adeguate agli investimenti produttivi e al ruolo attivo che la cooperativa svolge sul territorio in supporto alle esigenze finanziarie delle aziende agricole. Inoltre, è da evidenziare – aggiunge – che la gestione positiva ha consentito la riduzione dei debiti verso il sistema bancario di circa 3 milioni di Euro grazie al pagamento programmato dei finanziamenti effettuati per gli investimenti produttivi.  Non di meno, abbiamo avuto conferma di un ottimo livello di gradimento da parte dei Soci verso le nostre convenzioni, che consentono di ottimizzare i flussi finanziarie in funzione degli andamenti delle campagne agrarie.
Risultati importanti, ottenuti grazie alla competenza e all’impegno del nostro ufficio di credit management, che mette a disposizione tutte le competenze che possono servire alle domande finanziarie dei nostri clienti>.

Dai campi alla formazione, passando per la tecnologia. Tanti settori Terrepadane con il segno ‘più’ nel 2020

Sono dati lusinghieri, quelli evidenziati dal direttore generale del Consorzio Terrepadane, Dante Pattini. Dati che sostengono un bilancio che presenta un sostanzioso segno più anche nell’ “annus horribilis” dell’economia italiana.
<Già a fine aprile 2020 – dice Pattini, chiaramente soddisfatto – il comparto agronomico aveva fatto registrare un forte aumento di fatturato, trend che si è mantenuto tale per tutta l’annata. In particolare il settore Fertirrigazione ha steso 80 milioni di metri di manichetta e l’obiettivo è quello di raggiungere i 100 milioni nel 2021; questo risultato evidenzia l’attenzione per la gestione intelligente dell’apporto idrico alle colture. Nella stessa direzione della sostenibilità si pone anche la produzione dei concimi liquidi e fogliari nella fabbrica Multiliquid di Fiorenzuola d’Arda (struttura andata a pieno regime nel 2020) con i fertilizzanti della linea Nutrielle, prodotti innovativi con formulazioni ad azione fisio-nutrizionale, destinati ad uso fogliare e studiati sia per l’agricoltura convenzionale che biologica>.
Il 2020 è stato un anno importante per la meccanizzazione agricola che, con il record di vendite nella provincia di Piacenza (circa 1 trattore su 3), ha consolidato la sua posizione: <questo risultato – continua il direttore – è figlio della fiducia da parte degli agricoltori verso i marchi distribuiti dal Consorzio, ovvero New Holland e Case IH, ma anche delle agevolazioni messe a disposizione dalla legge>.
Crescita di oltre il 10% anche per il settore mangimi che, con tutte le linee messe a punto da Terrepadane in questi anni (tra cui Stelvio e Tonale TP), rappresenta un’offerta completa che soddisfa le esigenze di tutti gli allevatori.
Risultato degno di nota anche quello relativo al ritiro dei cereali sia convenzionali che bio: un dato che testimonia come i contratti di coltivazione siano uno strumento fondamentale per indirizzare l’azienda agricola con protocolli agronomici appositamente messi a punto, offrendo al tempo stesso una remunerazione sicura agli agricoltori e valorizzare le loro produzioni.
Tra i settori che hanno contribuito alla crescita di Terrepadane nel 2020 da ricordare quello dei carbolubrificanti che ha segnato un aumento di volume di gasolio per uso agricolo di 3,5 milioni di litri rispetto all’anno precedente.
Sul fronte delle assicurazioni in agricoltura, Capsa, società controllata al 100% da Terrepadane, ha raggiunto circa 47 milioni di euro di valore assicurato per quanto riguarda la polizza grandine con una crescita importante rispetto al 2019.
Soddisfazioni anche dall’attività del Centro di formazione Tadini, il cui Consiglio è controllato al 51% dal Consorzio: il centro – che presenterà il suo bilancio a breve – si conferma come punto di riferimento per la formazione specialistica in provincia e in regione, ma offre anche qualificati servizi formativi a tutto il territorio – particolarmente ai giovani – proponendo percorsi d’avanguardia sia nell’ambito della formazione finanziata che di quella a mercato e favorendo l’inserimento nel mondo del lavoro.

TECNOLOGIE INNOVATIVE DALLA VIGNA ALLA VENDITA CON L’AIUTO DI TERREPADANE

<Abbiamo stretto – spiega Mauro Schippa di Terrepadane – una collaborazione con l’agronomo Giovanni Bigot e la sua società Perleuve con l’obiettivo di sperimentare in provincia di Piacenza questa App – 4Grapes® – che permette anche di calcolare l’indice Bigot, un metodo di valutazione brevettato, che offre la misura del potenziale qualitativo di un vigneto, prendendo in considerazione 9 parametri viticoli, che hanno influenza diretta sulla qualità del vino. Intendiamo sperimentare con i nostri tecnici presso l’azienda Rossi Terre di Cuccagna questa tecnologia, con la prospettiva di allargarla a tutte le aziende che seguiamo>.
E’ Giovanni Bigot in persona a spiegare le fondamenta tecnico-scientifiche su cui si basa l’indice che ha messo a punto con il prezioso contributo scientifico ed operativo del Prof. Stefano Poni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza: <Vengono – chiarisce – considerati 9 parametri: produzione, superficie fogliare esposta (SFE), rapporto tra metri quadri di foglie e quantità di uva per ceppo, sanità delle uve, tipo di grappolo, stato idrico della pianta, vigore vegetativo, biodiversità e microrganismi, età del vigneto. Grazie all’esame di questi fattori viene preso in considerazione il vigneto nel suo insieme, come un organismo vivente che si adatta all’ambiente in cui cresce, che risente delle stagioni (e dei cambiamenti climatici) e porta a maturazione grandi uve solo nella combinazione ottimale. L’obiettivo dell’Indice Bigot è offrire un metodo oggettivo per la valutazione sintetica del potenziale qualitativo di un vigneto, mettendo al centro il vigneto e promuovendo una modalità di rilievi e valutazioni basate sul lavoro umano e non su quello di un dispositivo (ad esempio drone)>.
Bigot spiega anche che la partnership con Terrepadane è nata da alcuni mesi e si tratta della prima volta che un’organizzazione punta ad introdurre l’utilizzo della App da parte dei suoi tecnici.
Ovviamente molto soddisfatto, Corrado Rossi, titolare dell’azienda Rossi Terre di Cuccagna: il viticoltore – che è molto interessato alla tecnologia e ha conseguito la laurea triennale presso la Cattolica – crede che proprio in questa direzione indirizzata alla sostenibilità e quindi necessariamente all’innovazione, stia il futuro del comparto: <la mia azienda, che è alla quinta generazione di viticoltori – 16,5 ettari in cui vengono prodotte le classiche Doc del nostro territorio – è un’azienda storica dei colli piacentini e collabora da anni con Terrepadane perché offre, tra le altre cose, molte opportunità di innovazione. Noi, infatti ci siamo affidati da sempre al supporto tecnologico sia in vigna, che per la vendita diretta che si basa, oggi, anche sullo shop on line, molto utile in questo periodo di pandemia>.
Rossi chiarisce anche che, siccome la qualità del vino si costruisce in vigna, siano sempre più necessari strumenti di valutazione, soprattutto per fronteggiare le nuove situazioni imposte dal cambiamento climatico, che rischia di mettere in crisi i criteri tradizionali.

 

TERREPADANE, LA CASA DEGLI AGRICOLTORI PIACENTINI

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AZIENDA SFOLCINI: LA SOLIDITA’ DELL’ESPERIENZA

Sono conosciuti così i fratelli Attilio e Gian Maria Sfolcini, che gestiscono con concretezza e capacità imprenditoriale, nella migliore tradizione piacentina, l’azienda – tra Gragnano e Rottofreno a sinistra e destra del Trebbia – ad indirizzo spiccatamente orticolo, che non disdegna però di spingersi su nuove esperienze, come ad esempio, recentemente, la coltivazione della bietola da seme.
<Coltiviamo – spiega Attilio Sfolcini – circa 260 ettari a pomodoro da industria, utilizzando tutte le tecnologie che ci permettono di produrre in modo sostenibile. Inoltre produciamo leguminose, come pisello e fagiolo di cui una quota significativa viene conferita al Consorzio Casalasco del Pomodoro, chiudendo così la filiera nella prestigiosa tradizione di cooperazione che ha caratterizzato da sempre la nostra Terra.
Tra gli impegni che ci assumiamo in questa direzione, uno particolare è rivolto a promuovere condotte intelligenti riguardo all’uso della risorsa idrica. In questa ottica abbiamo da anni scelto di lavorare con l’irrigazione a goccia, grazie alla quale riusciamo a razionalizzare l’utilizzo dell’acqua>.
Proprio la gestione della risorsa idrica in questi giorni sta tornando più che mai sotto i riflettori, sia perché le condizioni climatiche potrebbero ancora una volta portarci ad affrontare condizioni di siccità, sia perché la Giornata Mondiale dell’Acqua celebrata in tutto il mondo pochi giorni fa a riportato alla ribalta le grandi problematiche mondiali legate proprio ai cambiamenti climatici.
Attilio Sfolcini, che da anni fa parte anche del consiglio del Consorzio di Bonifica, ha le idee chiare in proposito: <Per affrontare il cambiamento climatico – spiega – sono di grande aiuto il supporto tecnologico e l’assistenza tecnica, così come gli strumenti assicurativi, diventati ormai veri e propri “attrezzi” del mestiere>.
Per questo è fondamentale poter contare su una struttura come il Consorzio Terrepadane, alla quale l’azienda si rivolge da sempre a 360 gradi.
<L’azienda di Attilio e Gian Maria è una realtà che coltiva i prodotti tipici del territorio ovvero pomodoro da industria e frumento aderendo alla filiera del grano duro e conferendo al centro di stoccaggio di Rottofreno; questa azienda sposa esperienza e tradizione – spiega il tecnico agronomico di Terrepadane Francesca Ravazzola – ma senza perdere di vista le innovazioni e le nuove tecnologie che comunque rivestono un ruolo molto importante. A tal proposito infatti, per una nutrizione sostenibile, vengono utilizzati i nostri nuovi formulati liquidi prodotti dalla fabbrica Multiliquid di Fiorenzuola d’Arda>.
Proprio nell’ottica di mantenere una rotazione agraria corretta e riguardosa dell’equilibrio del terreno, l’azienda Sfolcini – che oltre alle orticole produce appunto anche grano duro – ha deciso di avvicinarsi da qualche anno alla coltivazione di alcune colture da seme. <Si tratta – spiega l’agricoltore – di un’esigenza, perché soprattutto per le aziende non zootecniche, le possibilità sono ormai veramente limitate>.
<Sono praticamente nato nel Consorzio Agrario portando avanti la passione e il lavoro di mio padre – afferma Mauro Penna, Agente di vendita di Terrepadane – e le relazioni con le aziende del territorio tra le quali quella di Attilio e Gian Maria. Tra di noi non si parla solo di lavoro, ma esiste un vero e proprio legame di amicizia e di collaborazione. Sono orgoglioso di essere un punto di riferimento per questa realtà così come di molte altre perché la fiducia del cliente è la più grande soddisfazione>.

 

TERREPADANE DA SEMPRE VICINA AL TERRITORIO

Ampliandosi progressivamente con acquisizioni e incorporazioni, il Consorzio piacentino copre oggi le agricolture delle province di Milano e Lodi e di Pavia, oltre che ovviamente di Piacenza, arrivando ad un fatturato che sfiora i 200 milioni di euro. Anche quest’anno, nonostante tutto, i dati economici del Consorzio – che non si è mai fermato – sono positivi e lasciano intravedere nuovi traguardi per il 2021. Ma quali sono le sfide più complesse, che il Consorzio sta intraprendendo? Quali gli scenari in cui nei prossimi mesi dovrà muoversi?

Domande complesse, alle quali risponde direttamente il presidente Marco Crotti.

<Da sempre – esordisce – il Consorzio agrario lavora insieme agli agricoltori per costruire il futuro che sogniamo. Queste sono le parole con cui abbiamo concluso il nostro video augurale per il 2021 e sono le parole su cui vogliamo salutare il nuovo anno. Il futuro del nostro settore è costruito sull’innovazione: da sempre il Consorzio agrario, che è una cooperativa di agricoltori, ha fatto della capacità di innovare la sua bandiera, comprendendo che proprio nell’orizzonte dell’innovazione stava la crescita della competitività e quindi la difesa del proprio reddito. In un momento come quello attuale, quando alle difficoltà di mercato si aggiungono quelle portate dalla pandemia, il ruolo di una cooperativa come la nostra diventa ancor più strategico: per questo è fondamentale – e l’abbiamo inserito anche nel nostro video – essere “insieme”, soprattutto nei momenti difficili >.

L’innovazione è quindi sempre stata la frontiera del Consorzio. Oggi come viene declinata?

<Innovare significa anche comprendere quali sono le chiavi strategiche su cui scommettere. Oggi la linea su cui muovere le proprie scelte è quella della sostenibilità. Arrivare a produzioni sostenibili, vuole dire andare incontro alle esigenze del mercato da un lato e quelle dello sviluppo da un altro. In agricoltura la strada verso la sostenibilità è già stata intrapresa da tempo con grande impegno di risorse e i risultati non si possono negare. Certo si può fare molto di più e in questa direzione come Consorzio siamo impegnati ai massimi livelli. La nostra grande alleata è ovviamente la tecnologia, che rende possibile performances che fino ad alcuni anni fa sembravano impossibili>.

La tecnologia è già entrata da tempo, come sappiamo, in agricoltura. Quali sono le nuove frontiere?

<Credo che ormai il fatto che l’agricoltura venga gestita con tecnologie d’avanguardia, sia un dato di fatto molto noto. Tutti i settori da quelli agronomici, a quelli zootecnici, passando per l’irrigazione e la gestione dell’azienda, sono ormai gestiti da supporti tecnologici, che vanno dal semplice computer ai potenti robot di mungitura. Lavorare con misure precise in un’ottica di agricoltura di precisione riduce fortemente l’impatto ambientale, poiché le operazioni vengono svolte solo quando e dove servono e i mezzi di produzione sono impiegati solo nella quantità utile. Oggi la normativa che accompagna il progetto Agricoltura 4.0 (il progetto con cui il Governo italiano favorisce il potenziamento della tecnologia in agricoltura ndr) offre agli agricoltori condizioni molto vantaggiose – ad esempio il credito di imposta – per dotarsi di sistemi sempre più sofisticati: Terrepadane coglie queste possibilità e le “traduce” in progetti concreti per gli agricoltori, integrandoli con l’aiuto dei tecnici, che apportano una assistenza qualificata>.

Queste agevolazioni si tradurranno anche in nuove possibilità per i giovani?

<Il comparto agricolo ha più che mai bisogno di giovani preparati e capaci. Per questo come Consorzio poniamo la massima attenzione alla relazione con le scuole agrarie: non a caso il nostro “progetto Natale” è stato proprio indirizzato agli Istituti tecnici agrari del nostro territorio, ai quali abbiamo donato 70 tablet proprio per favorire la didattica a distanza, ma anche per permettere ai ragazzi che non ne avevano le possibilità di essere dotati degli strumenti più moderni. Le scuole agrarie hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema agricolo: per questo dedichiamo loro un rapporto privilegiato>.

 

 

 

AZIENDA LA TOSA: DALLA COLLABORAZIONE CON TERREPADANE GRANDI RISULTATI PER IL VIGNETO BIOLOGICO

<Il nostro lavoro – spiega Stefano Pizzamiglio – non è solo produrre e vendere, ma anche offrire la possibilità di conoscere la cultura agricola a chi entra in contatto con la nostra realtà di “contadini del terzo millennio” animati da una grande passione per il vino e fortemente legati al territorio. Anche per questo motivo puntiamo, con il Museo, a tenere viva la memoria del passato del settore: un patrimonio di esperienze, che meritano di essere difese>.
L’azienda – nata nel 1984 – coltiva a regime biologico 19 ettari di vigneto: si tratta di una delle prime realtà del nostro territorio ad avere operato questa scelta, che sicuramente richiede grande perizia sul fronte tecnico.
Per questo i fratelli Pizzamiglio si sono affidati fin dall’inizio al Consorzio Agrario Terrepadane, con il quale hanno stretto una partnership divenuta sempre più interessante.
<Lavorando in regime bio – spiega Davide Vercesi Area Manager e Responsabile Articoli Vigneto di Terrepadane, che per 12 anni ha seguito l’azienda come tecnico agronomo del Consorzio – dobbiamo cercare di essere efficaci e tempestivi, potendo contare su un numero limitato di scelte operative. Per questo motivo, scegliamo le linee tecniche più moderne ed avanzate da un punto di vista tecnologico, garantendo un prodotto salubre con residui pressoché nulli>.
I prodotti utilizzati sono di origine naturale: <si va – continua Vercesi – dai classici rame, zolfo e piretro, (quest’ultimo usato contro Scafoideo, vettore della Flavescenza Dorata), fino ad arrivare ad altri prodotti sempre naturali, ma più innovativi, sia dal punto di vista della formulazione, che del meccanismo d’azione. Un esempio sono le essenze a base di olio d’arancio, bicarbonato di potassio ed induttori di resistenza>.
Questi ultimi funzionano da “attivatori” fisiologici, poiché simulano l’attacco di un patogeno portando la pianta alla formazione delle proprie difese naturali: in questo modo si ottiene una reazione naturale della pianta, senza l’utilizzo della chimica. <Basandosi sul fatto che la pianta ha delle capacità intrinseche di difesa, – spiega Luca Bricchi, tecnico agronomico di Terrepadane, che si occupa di difesa fitosanitaria – possono essere messe in atto soluzioni efficaci per contrastare gli stress biotici (funghi, insetti etc.) e abiotici (siccità, precipitazioni etc.), in modo da garantire una notevole riduzione di agrofarmaci. In particolare di rame, il cui limite annuo è stato recentemente abbassato dalle nuove normative, a soli 4kg/ha. Inoltre, è utile sostenere lo sviluppo equilibrato della vegetazione con un piano di concimazione fogliare che favorisca l’impiego di formulati ad azione fisionutrizionale attivati da componenti organiche biochimicamente attive. In questo senso, grazie all’impianto di produzione di concimi liquidi, Terrepadane ha messo a punto una linea di concimi fogliari specifici chiamata Nutri-elle>.

Il “nodo” della nutrizione

Sul tema della gestione nutrizionale del vigneto in conduzione bio è intervenuto anche Mauro Schippa, agronomo, FertiTeam Leader di Terrepadane, spiegando che <il viticoltore deve prima di tutto, fare attenzione all’utilizzo di formulati consentiti – a tal riguardo è bene controllare che l’etichetta riporti la dicitura “consentito in agricoltura biologica” – o verificare che siano iscritti al registro dei fertilizzanti per Biologico del SIAN (Sistema Informativo Agricolo nazionale). Terrepadane ha selezionato formulati affidabili dal punto di vista agronomico e conformi alla normativa, considerando che la gestione della nutrizione nel vigneto biologico debba essere messa in atto dando il tempo necessario ai singoli formulati di inserirsi nei cicli di biodisponibilità naturali del terreno, grazie a specifici processi di mineralizzazione. A tal riguardo, va chiarito che le tecniche per migliorare la nutrizione della vite in biologico devono essere applicate in via preventiva, piuttosto che curativa, non potendo disporre di tutte le tipologie di concime che sono invece utilizzabili nella viticoltura integrata>.

 

ALLEVAMENTO DA CARNE E BENESSERE ANIMALE: UN CONNUBIO POSSIBILE

La mandria di circa 90 capi (che però in momenti di punta può arrivare anche a 120) è gestita in stabulazione libera, in modo da garantire agli animali – anche grazie all’ampio paddock – le migliori condizioni di benessere, che nel caso di questo allevamento vanno ben oltre gli obblighi di legge.

<Siamo molto attenti – spiega Niccolò Lavezzi – e favoriamo in tutti i modi una gestione sostenibile del nostro allevamento. I nostri animali vengono alimentati in modo equilibrato con una razione che punta a favorirne la crescita armonica, senza “spingere” eccessivamente. Una particolare attenzione viene posta sulla sanità della razione (per la quale si adotta la tecnica unifeed): per questo da tempo abbiamo eliminato quasi completamente l’utilizzo di antibiotici>. “La nostra famiglia coltiva la terra e alleva il bestiame da innumerevoli generazioni. Siamo orgogliosi – aggiunge Niccolò Lavezzi – di fregiarci di questo marchio, perché crediamo tantissimo nel territorio piacentino e nelle sue risorse.”

I fratelli – che provengono infatti da una famiglia di agricoltori che gestisce l’azienda da più di 150 anni – da tempo hanno stretto una collaborazione con il Consorzio agrario Terrepadane, al quale si affidano per l’alimentazione e per l’assistenza tecnica.

<Abbiamo messo a punto un piano alimentare – chiarisce Angelo Romanelli, veterinario di Terrepadane, esperto di lungo corso di alimentazione e di buiatria –, che riesce grazie all’utilizzo di alcuni prodotti molto efficaci, a far conseguire agli allevatori buoni risultati in termini di redditività, garantendo al tempo stesso il massimo benessere degli animali>.

Protagonista dell’alimentazione nella fase di ingrasso è infatti un mangime della nuova linea Tonale TP, formulato dal Consorzio, che presenta caratteristiche molto interessanti e che somministrato insieme al fieno, proposto a volontà, permette agli animali di conseguire ottime performances produttive, mantenendo allo stesso tempo una buona funzionalità ruminale.
Il programma alimentare si completa poi in fase di finissaggio con una miscela di farina e fiocchi di mais Tonale Multimix, l’ultima novità messa a punto dai nutrizionisti di Terrepadane.

<Un programma semplice e molto sano – conclude Romanelli – che valorizza le grandi potenzialità di questa splendida razza>

Gli ottimi risultati produttivi dell’azienda, inducono gli allevatori a pensare anche ad un nuovo progetto, ossia quello di dotarsi di uno spaccio aziendale, dove commercializzare la propria carne, che per ora viene venduta ai privati solo su prenotazione con grandissima richiesta.
Questa azienda rappresenta una garanzia per il consumatore che può contare su carne di ottima qualità, genuina e controllata. “L’Allevamento Camatta incarna appieno uno dei temi fondamentali della Mission del Consorzio – conclude Stefano Zaupa, Responsabile Settore Zootecnico di Terrepadane – ovvero contribuire allo sviluppo dell’agricoltura nei territori in cui il Consorzio opera, attraverso il supporto alle aziende agricole e zootecniche fornendo tutti i servizi finalizzati alla valorizzazione delle produzioni agricole italiane. Tutto questo nel pieno rispetto dell’ambiente e con assoluta garanzia di sicurezza alimentare per la società.”

 

 

TERREPADANE: UNA DIMENSIONE SOCIALE CHE NON PERDE DI VISTA SOLUZIONI CONCRETE

<Il giorno di San Martino – spiega il presidente Marco Crotti – si è chiusa un’annata agraria partita con la forte preoccupazione per il Covid, ma che ha visto fortunatamente un andamento climatico abbastanza favorevole per tutte le colture, tranne che per i cereali autunno vernini che hanno subito un forte calo produttivo causato dalla siccità primaverile. Tutte le altre colture hanno avuto ottime rese sia in quantità che qualità con mercati tonici: solo il comparto destinato al mercato dell’H.O.R.E.C.A. come il vino ha pagato l’effetto del lockdown>.

In questo contesto come si è inserito il Consorzio Terrepadane?

<Terrepadane chiude un’annata molto positiva, iniziata tra mille difficoltà causate dal lockdown, ma che grazie all’impegno e alla passione dei nostri collaboratori, si è conclusa in modo positivo, garantendo servizio e vicinanza a tutti i nostri soci/clienti. La pandemia ha fatto riscoprire valori importanti di cui il mondo agricolo è custode privilegiato, come il valore del cibo, la sicurezza alimentare, la prossimità, il territorio, basti ricordare le code ai supermercati e la fuga dalle città. Quello della vicinanza al territorio rurale è un valore forse da troppo tempo dato per scontato, ma che proprio nella estrema difficoltà ha rivelato il suo “peso” fondamentale per la vita stessa della Società.
In questa dimensione, la pandemia ha permesso di affrontare una riflessione circa la riscoperta della “valenza sociale” di un’azienda come il Consorzio agrario, che deve rispondere, si alla logica dei numeri, nel giusto equilibrio tra efficienza e servizio, ma che non ha come suo fine il profitto, essendo una cooperativa a “mutualità prevalente”.  Il Consorzio è un’azienda che prima ancora che di concimi o gasolio è fatta di uomini, di relazioni e di fiducia che sono il suo vero grande valore costruito nel tempo a servizio del territorio e delle sue imprese, che hanno sempre bisogno di risposte concrete per la loro crescita>.

Oggi si parla tanto di “sostenibilità”. Come viene declinato questo concetto in un’azienda come il Consorzio Terrepadane?

<Proprio nella sostenibilità e nella modalità in cui viene coniugata risiede nostra etica, che ci permette di offrire alle imprese servizi che possano migliorare la loro redditività, che si reggono sull’innovazione e la tecnologia. Proprio alla base di questi due “pilastri” del nostro agire sta la volontà di conciliare sempre più le tecnologie con il rispetto e la tutela dell’ambiente e delle sue risorse, che dobbiamo usare, non consumare. Per Terrepadane il fattore umano è al centro di ogni innovazione, investendo continuamente sui giovani, che non a caso spesso “escono” dalla nostra prestigiosa Facoltà di Agraria.
Con la Cattolica collaboriamo su diversi progetti: ne è esempio quello molto interessante ed innovativo relativo alla ricerca ed applicazione dei “biostimolanti”, una nuova e rivoluzionaria frontiera, che permetterà di apportare fertilità ai terreni senza l’utilizzo di chimica>.

Tra i progetti più consolidati di Terrepadane, c’è quello dei progetti di filiera. Quali sono le novità 2020?

<La nostra concretezza ci ha portato quest’anno ad offrire con successo, diversi nuovi contratti di filiera per i cereali con l’obbiettivo di dare garanzie su prezzi, pagamenti, ma soprattutto premiare i produttori che partecipano a percorsi di qualità condivisi con l’utilizzatore finale, questo per cercare di uscire dall’ottica di vedere il frumento come commodities indistinta, contrastando quella volatilità dei prezzi, identificata dagli economisti come vera “piaga” del sistema agricolo. Un tema che abbiamo coniugato anche sui cereali biologici: in questo ambito da alcuni anni abbiamo concentrato un importante investimento finalizzato a dare valore aggiunto a queste produzioni, particolarmente nelle aree svantaggiate, dove svolgono un’impagabile funzione di presidio e tutela del territorio, della quale non ci possiamo ricordare solo a parole>.

Contratti di filiera: una soluzione vincente anche per i territori svantaggiati

Rappresentano un esempio virtuoso di come l’agricoltura piacentina sia da sempre capace di innovare e di trovare soluzioni vincenti, che sposino reddittività delle imprese con sostenibilità, anticipando in questo caso anche gli orientamenti della stessa Unione europea, che nella nuova Pac valorizza questi contratti come strumenti di miglioramento del valore aggiunto dei prodotti, soprattutto nelle aree svantaggiate. Stiamo parlando dei contratti di filiera-cereali, che il consorzio agrario propone con successo agli agricoltori da anni.
A parlarne è Marco Cappelli, Responsabile Cereali di Terrepadane, che spiega: <I nostri contratti – chiarisce – ci vedono da anni in collaborazione con le principali aziende di trasformazione: dalla Barilla che è stata la prima, a nuove aziende che si sono aggiunte della portata di Galbusera e della piacentina, Molino Dellagiovanna>.
Cappelli spiega anche come in questi ultimi anni vi sia stata grandissima attenzione al comparto del biologico, per il quale si sono studiate soluzioni specifiche: mi sto riferendo ai contratti cereali pensati per il biologico, ma anche a quelli girasole – coltura per la quale quest’anno sono stati ritirati addirittura 600 quintali -, pisello, favino e altre colture “minori”>.
Cappelli aggiunge che proprio con questi contratti si punta a offrire una soluzione soprattutto alla collina, dove queste colture, caratterizzate da una buona rusticità, possono offrire un’alternativa colturale interessante.
Anche per i cereali, tuttavia, sembra vi siano movimenti sui mercati, con un’inversione del trend al ribasso che ha purtroppo caratterizzato gli ultimi anni: <I listini dei cereali – specifica l’agronomo – stanno vedendo dopo l’estate una ripresa non indifferente e questo perché da un lato la siccità estiva ha portato a notevoli peggioramenti della produzione in aree tradizionalmente molto vocate (si parla di perdite addirittura del 30% in Francia e anche del 50% nei paesi dell’est, particolarmente in Romania); dall’altro molti Paesi come alcuni del Nord Africa hanno fatto scorte di cereali in vista di possibilità problemi derivanti dalla pandemia; mentre altri come ad esempio la Russia, hanno messo dazi all’esportazione per tenere in Patria le produzioni. Il tutto con pesanti ricadute sui corsi dei cereali, di cui – ricordiamo – l’Italia è grande importatore>.