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Campagna cereali 2026: ottima la qualità, ma aziende a rischio di tenuta a causa del mercato difficile

La campagna 2026 si chiude con risultati molto positivi in termini di produzione e di qualità, ma i bilanci delle aziende agricole vivono situazioni...

Campagna cereali 2026: ottima la qualità, ma aziende a rischio di tenuta a causa del mercato difficile
8 Luglio 2026

Sembra quasi un paradosso amaro, quello che stringe la filiera cerealicola italiana.
In pratica, produrre cibo costa sempre di più, ma il mercato globale svaluta il lavoro della terra.
Nei campi le operazioni di trebbiatura sono praticamente terminate con un anticipo insolito di circa due settimane, dovuto alle temperature sopra la media registrate fin da maggio che hanno accelerato la maturazione, spingendo le mietitrebbie nei campi prima del previsto.
Buoni i dati produttivi: a livello nazionale per il frumento tenero si registra un aumento delle superfici del 5-6%, con rese eccellenti che superano i 70 quintali per ettaro. Sulla stessa scia i dati del frumento duro: nonostante un calo dei terreni seminati, la produzione nazionale vola a 3,8 milioni di tonnellate, segnando un +5% rispetto all’anno precedente.
Dal punto di vista sanitario la situazione è perfetta: i monitoraggi tecnici confermano l’assenza di fitopatie sulle spighe e parametri proteici ottimali, ideali per la trasformazione industriale in pasta e prodotti da forno.

Le aziende in una tempesta perfetta

Se dunque nei campi la situazione può definirsi addirittura ottima, sul fronte finanziario assistiamo ad un vero capovolgimento. Le aziende agricole si trovano schiacciate in una vera e propria morsa: da un lato, i costi di produzione (carburanti, fertilizzanti, logistica) hanno subito un ulteriore balzo in avanti del 12%, dall’altro, i prezzi di vendita all’ingrosso sono crollati.
A fine giugno, la Commissione Unica Nazionale (Cun) ha fissato il prezzo del grano duro “Fino” del nuovo raccolto tra i 240 e i 245 euro alla tonnellata, un valore giudicato insufficiente dagli addetti ai lavori, che non permette nemmeno di coprire i costi di produzione e che rischia di condurre le aziende a gravissime crisi. Senza una correzione di rotta del mercato o interventi strutturali a sostegno del reddito agricolo, il rischio concreto è l’abbandono dei campi, visto che sono molti gli imprenditori che già hanno dichiarato di non avere la liquidità necessaria per pianificare le semine della prossima stagione, mettendo a rischio la sovranità alimentare del Paese.

Cerealicoltura piacentina: terminata la raccolta con buone rese
Terrepadane aumenta i ritiri di grano tenero

In provincia di Piacenza la realtà non si distacca dal quadro nazionale.
Infatti anche nel nostro territorio la campagna cereali 2026 è iniziata e terminata in anticipo con buoni risultati:
<Ormai – spiega Marco Cappelli, responsabile cereali di Consorzio Agrario Terrepadane –  siamo agli sgoccioli e manca solo qualche azienda collinare. La trebbiatura si è concetrata in una ventina di giorni a partire dal 10 giugno (a causa del caldo intenso) e ha portato nel complesso buone rese su tutti i prodotti.
Nel complesso abbiamo ritirato circa 40mila tonnellate di cereali comprendenti grano tenero per circa 16mila ton, grano di forza 5mila ton e grano duro 14mila ton. Bene anche l’orzo per 2500 ton e il comparto bio 2200 ton (dato che andrà migliorando, dovendo arrivare ancora merce appunto dalla collina).
Rispetto allo scorso anno il quantitativo ritirato è quindi incrementato di circa il 15%, segnando un miglioramento marcato più sui grani teneri e i grani forza. Mentre il grano duro è arretrato di un 10%>.
Cappelli spiega anche che le caratteristiche dei prodotti sono buone: <orzi con pesi specifici alti (media 64/65% – con punte di 70), grani teneri e forza invece, con buoni pesi specifici, ma proteine a volte altalenanti. Il grano duro si presenta senza problemi sanitari e con caratteristiche mediamente rientranti nella categoria “fino”>.
Il capitolo più amaro è invece quello dei prezzi: <le prime quotazioni delle Borse – continua l’agronomo – sono partite basse sulla pressione dei mercati esteri e con una domanda interna non brillante ormai da qualche mese. Per il futuro si consolida la tendenza di avere un mercato sempre più dipendente dai fattori internazionali e speculativi>.

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