Anche la campagna 2025 evidenzia un andamento non felice, caratterizzato da rese sicuramente inferiori alle medie in alcuni casi anche rispetto all’anno scorso.
<Sicuramente – spiega Marco Cappelli, responsabile cereali di Terrepadane, che ha maturato una notevole esperienza in questo comparto – le piogge che si sono verificate in maggio e durante tutta la primavera, hanno inciso negativamente, come si era già un po’ intravisto nei campi.
Le rese sono state molto variabili in funzione delle diverse zone: per esempio nelle zone di San Giorgio Piacentino e di Carpaneto la situazione è migliore grazie soprattutto alle differenti tipologie di terreno. Un dato negativo, invece, riguarda la collina, dove il quantitativo prodotto è molto inferiore alla media, anche perché le condizioni climatiche hanno reso in alcuni casi impossibile la semina>. Una situazione che non può non avere conseguenze sui mercati. Anche in questo caso, Cappelli riporta che: <Sui nostri mercati visto che siamo un paese nettamente importatore, pesa molto l’andamento delle produzioni dei Paesi esteri, che quest’anno sembrano però abbastanza positive, anche se non abbiamo ancora dati definitivi. I prezzi dei cereali in Italia (sono stati quotati solo da pochi giorni) sono partiti su livelli abbastanza buoni: per esempio, il grano tenero è quotato per il panificabile intorno ai 235 euro /tonnellata e intorno ai 300 euro/ton per il grano duro>.
L’agronomo aggiunge anche che si sta registrando senz’altro un aumento per l’orzo (la produzione è stata veramente molto scarsa). Una considerazione sulla qualità è d’obbligo.
<In generale per quanto riguarda la qualità abbiamo notato che possiamo contare su pesi specifici molto alti, mentre la situazione è diversa per quanto riguarda le proteine; i valori infatti sono un po’ bassi (mancano due o tre punti percentuali rispetto alla normalità), il che è probabilmente dipeso da problematiche legate alla concimazione>.
Il problema della collina
È “mancata” la collina. Una constatazione che non può non preoccupare, visto che la produzione cerealicola in collina da sempre costituisce una delle certezze degli agricoltori (che però da alcuni anni hanno iniziato ad introdurre colture nuove, come per esempio, il girasole).
Quest’anno purtroppo alcuni agricoltori non sono riusciti proprio a seminare a causa delle piogge; mentre altri si sono trovati a fare i conti con rese veramente molto basse.
Una situazione che apre scenari nuovi, con la necessità da un lato, di poter contare su cultivar diverse, capaci di adattarsi ai cambiamenti climatici e la consapevolezza, dall’altro, di dover elaborare risposte agronomiche diverse con una concimazione magari più importante e una programmazione più definita dei trattamenti.
Fonte: Libertà