Questo, in sintesi, il significato dell’incontro che si è svolto nei giorni scorsi al Palazzo dell’Agricoltura promosso da Terrepadane e che ha fatto il punto sulla situazione circa l’eriofide rugginoso del pomodoro (Aculops lycopersici).
Questo insidioso acaro appartenente alla famiglia degli Eriofidi (che sono acari microscopici, parassiti specializzati delle piante) vive liberamente sulle piante di pomodoro: si tratta di un fitofago tipico di questa coltura presente in tutte le aree in cui viene coltivato, che non disdegna anche altre Solanacee, anche se le colpisce in misura minore.
L’acaro causa annerimento degli steli basali, foglie bronzate con aspetto traslucido e bronzato, steli scuri e untuosi., con disseccamento dell’intera pianta in fase di attacco avanzato.
<Abbiamo voluto – ha spiegato il direttore delle operazioni di Terrepadane, Antonino Passalacqua – promuovere un incontro specifico su questo Eriofide per mettere a sistema le esperienze sviluppate nel 2025 e le strategie di controllo soprattutto in vista dell’inizio della campagna agraria>. I lavori che hanno visto una buona e molto qualificata partecipazione di pubblico, sono stati aperti dall’intervento del direttore dei Consorzio fitosanitario di Piacenza e Parma, Ruggero Colla, che ha chiarito come questo acaro non visibile ad occhio nudo (gli adulti sono lunghi appena 0.15-0.18 mm, ossia circa 1/5 del ragnetto del pomodoro), tipicamente presente in ambienti meridionali, stia destando preoccupazione anche nelle nostre aree, perché nel 2025 ha creato situazioni di difficile contenimento.
<L’acaro vive su varie solanacee – ha continuato l’agronomo -, ma predilige il pomodoro, provocando danni anche gravi, producendo rugginosità su tutte le parti della pianta, anche sulle bacche. Inoltre, una ulteriore preoccupazione è relativa al fatto che l’eriofide è vettore di virus, che al momento non sono stati riscontrati in campo, ma che sono già diffusi in serra>. Le esperienze di campo sono state invece illustrate alla platea dagli interventi di Francesca Ravazzola e Davide Devoti, entrambi tecnici di Terrepadane.
<Le nostre esperienze – hanno chiarito i tecnici – hanno messo in evidenza la velocità con cui l’acaro si sposta, visto che a causa delle piccole dimensioni, i tricomi delle foglie non lo rallentano. Certamente, la presenza di questo acaro è correlata ai cambiamenti climatici e soprattutto agli inverni miti, ma anche al cambio di strategia di lotta per ragnetto rosso che ha previsto l’adozione di acaricidi specifici e non più ad ampio spettro. Altri aspetti che hanno facilitato il diffondersi dell’acaro sono probabilmente la maggiore presenza di infestanti ospiti e l’assenza di antagonisti naturali specifici ed efficaci>.
Soffermandosi sulle strategia da adottare per combattere l’eriofide, gli esperti hanno chiarito che, oltre all’impiego di prodotti a base zolfo, sali potassici di acidi grassi e oli vegetali, è fondamentale mettere in atto le buone pratiche agricole, partendo dalla pulizia dei canali e delle zone marginali (perché sverna come adulto o ninfa su piante infestanti o come femmine fecondate in fessure di fusti e peli di piante o residui vegetali non decomposti), scegliendo sempre strategie di difesa rispettose di antagonisti anche polifagi.
Fonte: Libertà 15 Marzo 2026