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Stress da caldo delle piante agrarie: anche una corretta nutrizione può aiutare

da Terrepadane nuove strategie da adottare per alleviare le conseguenze che lo stress da caldo può comportare sulle piante e quindi sulla produzione.

Stress da caldo delle piante agrarie: anche una corretta nutrizione può aiutare
3 Luglio 2026

A chiarire la situazione è Piero Repetti, agronomo, responsabile nutrizione vegetale del Consorzio Agrario Terrepadane:
<Il problema principale che dobbiamo contrastare – spiega – sta nel fatto che in situazioni di elevate temperature e carenza d’acqua le piante reagiscono chiudendo gli stomi, interrompendo la traspirazione e lo scambio gassoso, di fatto “fermando la fotosintesi clorofilliana” per buona parte della giornata, ossia bloccando la produzione. È dunque evidente che noi dobbiamo trovare sistemi che evitino o almeno riducano questo “blocco”.
Ovviamente, una parte fondamentale la svolge l’irrigazione, per la quale esistono tecniche specifiche per gestire gli interventi irrigui opportunamente anche in funzione delle diverse tipologie di terreno: ma veniamo alla nutrizione>.
Entrando nello specifico, – chiarisce l’agronomo – con particolare riferimento al pomodoro, bisogna attenzionare la dotazione di calcio, l’elemento che interviene sulla regolazione idrica della pianta (funzionamento degli stomi) e sulla resistenza meccanica delle pareti cellulari, garantendone un corretto apporto durante tutto il ciclo colturale.
<Sul pomodoro dobbiamo intervenire già dalle prime fasi di coltivazione con varie forme di calcio, dalle soluzioni a base di nitrato di calcio in fertirrigazione a trattamenti fogliari con calcio complessato che ne migliorano l’efficienza. In ultimo possiamo intervenire con prodotti a base di calcio carbonato o caolino per via fogliare. L’obiettivo in questo caso è anche quello di creare una barriera protettiva che respinge la radiazione solare e contiene l’innalzamento della temperatura sulla vegetazione e sui frutti, proteggendo contemporaneamente le bacche dalle scottature>.
Accanto a questi interventi ormai assodati nella pratica agricola, per tutte le colture su cui si può ancora intervenire, possiamo agire altresì con i biostimolanti, che sono portatori di una forte valenza innovativa.
<Una menzione particolare va fatta per i biostimolanti a base di glicilbetaine, molecole naturali di origine vegetale, che funzionano proteggendo attivamente l’integrità degli organuli e la funzionalità dei processi metabolici in condizioni di stress (idrico, di temperatura e di salinità).
Questi trattamenti sono consigliati in modo particolare nelle fasi critiche che possono mettere a rischio una buona parte della produzione, specialmente in fioritura, andando a contrastare il fenomeno dell’aborto fiorale, molto più frequente con le alte temperature >.
In proposito l’esperto precisa che <l’apporto – con due o tre interventi in queste specifiche fasi – di questi biostimolanti può essere molto utile, soprattutto nel regolare gli scambi osmotici, nel mantenere il turgore fogliare e quindi nel salvaguardare i processi metabolici della pianta.
<L’agricoltura, oggi più che mai – sottolinea il direttore generale di Terrepadane, Pietro Tagliabò – ha bisogno di strumenti innovativi che possano essere di supporto nei momenti critici. Proprio per arrivare puntuali nei momenti di difficoltà e saper rispondere alle esigenze delle aziende, come Terrepadane da sempre esploriamo con attenzione il panorama delle possibilità che il mondo della ricerca ci offre. Il tutto con l’obiettivo di anticipare le problematiche e mettere a regime soluzioni d’avanguardia, che possono tramutarsi in strumenti strategici di successo per le aziende agricole>.

Fonte: Libertà

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