Nello specifico i riflettori si sono accesi sulle novità per ciò che concerne la maiscoltura analizzando alcuni nuovi ibridi che offrono la possibilità di migliorare le rese garantendo al tempo stesso un profilo nutritivo molto elevato.
Relatore della mattinata Alessandro Catellani, giovane ricercatore del Dipartimento di Scienze animali, della nutrizione e degli alimenti della Cattolica.
Partendo dalla consapevolezza che oggi la gestione di animali che possono arrivare a produrre quantità di latte importanti per singola lattazione e durante la loro intera carriera produttiva presenta molte problematiche; l’esperto ha sviluppato un dettagliato percorso sulle caratteristiche della razione presentando i diversi punti cruciali, partendo dalla digeribilità della fibra e dell’amido presenti nella dieta.
Ovviamente nella nostra realtà il grande protagonista dell’alimentazione della bovina da latte è il silomais e la prima domanda che un allevatore si pone, riguarda la quantità di prodotto che può essere inserita nella razione. E stato ben chiarito quanto sia importante il silomais, come fonte di energia e fibra, definendo i principi base di utilizzo, in termini di quantità e bilanciamento all’interno della razione della mandria.
In proposito, durante l’incontro è stato affrontato anche il tema della tipologia della fibra del silomais, che negli anni è molto cambiata, presentando una digeribilità molto più elevata. Non solo, grazie alla genetica moderna oggi è possibile avere trinciati ad alta digeribilità, che presentano contemporaneamente un alto contenuto in amido.
Sempre nella direzione di avere in trincea un prodotto che garantisca alte performance produttive in stalla è stato approfondita la fondamentale tematica riguardante la sua conservazione; quest’ultima se fatta a regola d’arte, garantisce la possibilità di utilizzare silomais di qualità senza il pericolo che si attivino eccessive percolazioni e fermentazioni anomale.
In termini economici un silomais più energetico permette di migliorare la performance produttiva dell’animale conferendo ai bilanci zootecnici vantaggi non indifferenti e misurabili. Fra gli indicatori più utilizzati a tal proposito, si menziona l’IOFC (Income Over Feed Cost), ossia “Reddito al netto dei costi alimentari” che misura la redditività di un allevamento da latte dopo aver pagato il costo dei mangimi. In parole più semplici misura quanto denaro rimane dall’animale dopo aver sottratti i costi di alimentazione.
Fonte: Libertà